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Sapere fare un governo non è da tutti

Perché al M5s mancano capacità e conoscenze per formare un esecutivo

4 Maggio 2018 alle 06:01

Sapere fare un governo non è da tutti

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Per fare un governo in una Repubblica parlamentare bisogna esserne capaci. Devi calcolare quanto conta realmente la tua forza nei numeri delle assemblee elettive. Devi discutere con un certo spirito con gli interlocutori. Sapere intrecciare fermezza e duttilità. Fissarti degli scopi, anche graduali, anche parziali, in vista della realizzazione finale. Devi essere credibile e apparire credibile. Devi superare lo scoglio della chiacchiera pre-elettorale, che è certo programmi e fedeltà ai programmi, ma è anche altro, sopra tutto se la chiacchiera è stata infestante, epidemica, invasiva da ogni punto di vista, tutta punteggiata dalle tecniche della demagogia: sono ambizioni personali, da ridimensionare o da misurare con i risultati, sono ferite da rimarginare, ci vuole un po’ di humour, un po’ di cinismo, un po’ di cultura della politica. E’ utile considerare senza asprezza le ambizioni degli altri. Devi imparare a corteggiare e farti corteggiare, stabilire rapporti personali che sgombrano il campo dalle incomprensioni e diffidenze le più bieche, le più spinose, le più caratteriali. Non devi rinchiuderti in una logica di piccolo gruppo, occorre che tutti i soggetti coinvolti nel negoziato ti diano il beneficio dell’indipendenza, della padronanza politica sui tuoi atti. E’ necessario distinguere tra la nudità della politica e la veste istituzionale che la politica assume, con elementi simbolici da decifrare, da soppesare con molta attenzione, in vista della mediazione e della combinazione. Se sei un outsider, la tua ansia di novità, di affermazione, di prepotente indisponibilità deve essere usata con maestria, con prudenza, con un senso di attaccamento all’interesse generale e alla storia del tuo paese e delle sue istituzioni. Poi c’è la questione dei tempi. Sono decisivi, sono il letto strategico di qualunque scelta tattica e il risvolto tattico di qualunque scelta strategica.

 

Non puoi dire tutto e sempre, in modo ripetitivo e tracotante, devi selezionare, discernere, cercare di capire quanto è di fatto o soltanto appare realistico nel momento. Puoi certo scartare, assumere atteggiamenti ribaldi, fare fuoco e fiamme talvolta, ma sempre in un quadro decifrabile per gli altri, anche la dismisura deve essere misurabile al millimetro. Decisivo è il tuo senso della forza in relazione alle truppe che conduci e al consenso che sei riuscito a produrre. Esercitare la guida vuol dire compromettersi, non necessariamente nel senso ordinario del termine, anche in forme straordinarie, ma visibili. Chi ti ha dato un mandato deve sapere, e sei tu a doverglielo spiegare, che i mandati sono una delega vera, altrimenti sarebbe inutile che la versione tribunizia del consenso prevedesse poi l’esercizio ponderato della maggioranza cui si tende in una assemblea rappresentativa, tutto si ridurrebbe a un pollice alto pollice verso, situazione gladiatoria da Colosseo, non parlamentare.

 

Da quanto esposto sommariamente e modestamente, confrontato con atti e parole del “capo politico” (buffa definizione) del Movimento 5 stelle, emerge che i grillozzi non sono capaci di formare un governo, che possono arrivare pure al 49 per cento, ma mancherà sempre loro, per vizio costitutivo e mancata esperienza originaria della buona politica, il quid necessario a fare delle cose serie, cioè a fare un governo.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    04 Maggio 2018 - 19:07

    Tutto bello, vero e giusto il senso e l’azione politica ma basta, non ne possiamo più. Le coalizioni che abbiamo avute dal 48 hanno lasciato le cose sempre a metà. Berlusconi, grande per il blocco ad Occhetto, poi è rimasto nel pantano delle ammucchiate e case della costrizione più che delle libertà. La congiura di Fini, l’abbacchiamento di Casini ed il blocco perenne della lega che gli fece consegnare il campanellino a Monti con lo spread a 800. Di Maio avrà pure tutte le colpe di una incapacità congenita ma un conto è arrivare a governare da soli con la propria maggioranza, altro sono gli accordi di coalizione di fratelli coltelli. Quindi, copiando da grandi democrazie, fare “the same”. Legge elettorale a doppio turno con elezione del presidente alla francese e, se possbile modifiche costituzionali che non guasterebbero. Questo sa da fare a prescindere dalle capacità dell’arte della politica. Se non lo si farà o potrà fare che ce lo spiegassero. Basta sceneggiate. Parli Mattarella.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Maggio 2018 - 15:03

    Caro Ferrara - Il nodo: tutte quelle doti e caratteristiche culturali e che lei mette in fila e che sono indispensabili per, non solo fare il governo, ma per poi governare, sono estranee a quel gruppo che ha conquistato consenso col “Vaffa”, Questo riporta all’immaturità politica e culturale di gran parte del nostro elettorato che ne ha fatto cibo per placare … la sua immaturità. La stampa, i media, gli strumenti di informazione, si sono adeguati e hanno lisciato le pance calcolando di trarvi vantaggi per sé. Il popolo degli opportunisti, dai palazzi della politica, alla società civile, ha chiuso il cerchio. Quello che sarebbe necessario non è realizzabile nel breve. Cosa c’inventeremmo per prolungare l’agonia? Aspetta e spera.

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  • giantrombetta

    04 Maggio 2018 - 09:09

    Tutto vero e giusto, a proposito dell’assenza di base politica in casa 5 Stelle. Ma da tempo la sostanza della politica, ovvero la base per l’esercizio di quella che un tempo si osava definire arte della politica, mi pare vada scemando purtroppo anche in altre case. Dirigenti politici si vedono in giro sempre meno, al centro come in periferia, dopo il repulisti di Mani Pulite. O mi sbaglio?

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