La Torino di Appendino preludio alla palude

Redazione

Stavolta non si trattava neppure di esprimersi sul da farsi. E’ bastato che in una delibera per la riorganizzazione dell’agenzia Turismo Torino venissero inserite un paio di righe sul successo dei Giochi invernali del 2006 perché in Consiglio comunale deflagrasse la canea grillina. Ormai è chiaro: al solo sussurrarla, la parola “olimpiadi” innesca crisi isteriche nel gruppo del M5s che sostiene Chiara Appendino. A presentare il documento in Sala Rossa, lunedì, è stato l’assessore al Commercio Alberto Sacco. Il testo non si riferiva affatto alla discussa candidatura del capoluogo piemontese per i Giochi del 2026 – tema su cui la sindaca si è già ritrovata senza maggioranza, in Consiglio comunale, a metà marzo – ma riconosceva, in un breve passaggio, come l’edizione del 2006 fosse stata un “volano” per il rilancio della città. Una bestemmia, per l’ala barricadera del M5s. E così il dibattito in Aula è stato sospeso, la delibera ritirata: con tanto di imbarazzo di Sacco e di battibecco tra il presidente del Consiglio comunale, Fabio Versaci, e la “movimentista” Viviana Ferrero. La quale, in fondo, incarna nient’altro che l’anima originaria, e più autentica, del grillismo. Quella da cui di fatto Luigi Di Maio pretende di potersi liberare in modo indolore, in nome della sua nuova supposta vocazione governista. Ma il caso torinese spiega bene come il pragmatismo a cinque stelle sarà sempre ostaggio di questi istinti da centro sociale, di queste suggestioni decrescitiste. Vista dal Piemonte, l’Italia grillina, se mai ci sarà, non pare un bello spettacolo: rischia di essere una palude dell’immobilismo, nella quale ogni nuova grande o piccola opera, ogni nuovo cantiere, verrà impedito o ostacolato dai capricci dei puristi.

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