Contratto alla grillina

Luciano Capone

Roma. “Caro Luigi ti scrivo...”, inizia così la relazione di 28 pagine, con la stesura della prima bozza del “contratto di governo” proposto dal M5s, che il prof. Giacinto della Cananea ha indirizzato a Luigi Di Maio. Il documento, elaborato dal gruppo di professori coordinato dall’allievo di Sabino Cassese su mandato del “capo politico” del M5s per trovare convergenze con i programmi di Lega e Pd, è probabilmente una delle analisi più lucide dell’attuale quadro politico. Per tre motivi diversi.

 

In primo luogo descrive con precisione le profonde incompatibilità tra i programmi presentati dalle tre forze politiche: “Risulta immediatamente evidente – c’è scritto – che le divergenze tra i programmi politici considerati non attengono soltanto alla maggiore o minore rilevanza di questo o quell’interesse ... o alla gravità dei problemi che si riscontrano” ma ci sono differenze “che derivano da diverse, se non opposte, concezioni della vita associata e di ordine morale”. Queste divergenze riguardano questioni fondamentali come la giustizia, le politiche vaccinali, l’Unione europea e l’unione monetaria, le pensioni e, anche quando gli obiettivi sono condivisi, i mezzi e gli strumenti per raggiungerli sono diversi se non contrapposti: “Riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello Stato, all’interno e all’esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso”. La conferma della sostanziale inconciliabilità tra il programma del M5s e quello di Lega o Pd è evidente anche quando si passa delle divergenze alle convergenze: quanto più le prime sono radicali e delineate tanto più le seconde sono sfumate in affermazioni di princìpi generali e omeopaticamente diluite in provvedimenti indeterminati.

 

Nelle dieci “priorità per l’Italia” su cui fondare il “governo del cambiamento” ci sono, ad esempio, la costruzione “di un futuro per i giovani e le famiglie” (asili nido, servizi sociali, formazione e istruzione); lotta alla “povertà e alla disoccupazione” (retribuzioni adeguate e politiche attive); riduzione degli “squilibri territoriali” (più investimenti); “proteggere le imprese” (meno burocrazia, più innovazione); “sicurezza e giustizia per tutti”, “tagli agli sprechi”. 

 

In questo senso il lavoro coordinato da Della Cananea è onesto. Mostra che il “contratto alla tedesca” ha tante più possibilità di riuscita quanto meno è “alla tedesca”: la sintonia tra i contraenti aumenta proporzionalmente alla vaghezza dei termini dell’accordo.

  

Il secondo punto di chiarezza del lavoro del pool di tecnici incaricato da Di Maio è che mostra la fondatezza dell’inchiesta del Foglio sul “cambio di programma” del M5s. Il movimento aveva due programmi ed è evidente che Della Cananea abbia analizzato il secondo, quello non votato attraverso la “democrazia diretta” di Rousseau. Le precondizioni del contratto di governo smentiscono radicalmente i punti votati dagli iscritti sulle alleanze internazionali, Europa e Nato. “La cura dell’interesse nazionale – c’è scritto nella bozza riguardo all’Unione europea – può efficacemente svolgersi solo all’interno dei trattati stipulati con i Paesi che partecipano all’integrazione più stretta in Europa. Saranno mantenuti gli impegni già assunti in sede europea”. Mentre sulla Nato c’è scritto che il governo “terrà fede agli impegni assunti in sede atlantica, nel quadro di una piena condivisione dei fini e dei mezzi”. Anche se i vertici del M5s continuano ad affermare che c’è stato solo un lavoro di “editing”, si tratta di una inversione a U rispetto al programma votato dagli iscritti, in cui dell’euro si diceva che “la situazione italiana nella zona euro è insostenibile, siamo succubi della moneta unica” e della Nato che “è il primo responsabile del caos odierno” e pertanto “sottoporremo al Parlamento un’agenda per il disimpegno dalle missioni militari della Nato”.

  

Il terzo dato rilevante della relazione del comitato di tecnici è il progressivo avvicinamento alle posizioni del Pd e la sostanziale incompatibilità (sempre che il programma del M5s rimanga questo) con quelle della Lega. Per quanto riguarda le affinità con il Pd, nel pre contratto sono spariti i riferimenti all’abolizione del Jobs Act e alla reintroduzione dell’articolo 18; non c’è alcun cenno al “reddito di cittadinanza” grillino ma si parla di “potenziamento dei sistemi attuali di sostegno al reddito” (ovvero il Rei introdotto dai governi Renzi/Gentiloni) e di regolazione per “garantire retribuzioni adeguate” (leggi “salario minimo orario”, che è una proposta contenuta nel programma del Pd); sull’immigrazione si ritiene “doverosa una gestione solidale dei flussi” e si ribadisce un maggiore coinvolgimento europeo ricordando che “l’Italia ha impegnato a fondo le proprie forze per salvare vite umane”; per quanto riguarda la politica macroeconomica si sottolinea che “occorre tener conto dei rischi di instabilità finanziaria” e che siamo in un’epoca di “preoccupazione crescente per il livello del disavanzo pubblico” (addio allo “sforeremo il tetto del 3 per cento” della campagna elettorale di Di Maio). Per gli stessi motivi, paradossalmente, un programma del genere potrebbe essere sottoscritto persino da Forza Italia ma è praticamente impossibile che a farlo sia la Lega sovranista. La politica, soprattutto nelle ultime settimane, ci ha abituato a tante acrobatiche giravolte, ma è arduo pensare che Matteo Salvini possa firmare un contratto di governo che non fa riferimento alla riforma Fornero, non parla di Flat tax e vuole “mantenere gli impegni già assunti in sede europea” e che ritiene che “un’Unione più forte sia fondamentale per garantire la sicurezza dei cittadini europei” oltre che per beneficiare “dei vantaggi offerti dal mercato unico e dalla moneta unica”.

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