La tenerezza del Berlusconi show. Il Cav. dopo di lui vuole solo il diluvio

Pietrangelo Buttafuoco

C’è un che di tenero. E un che di bastardo.

Silvio Berlusconi che non sa trattenersi al debutto del suo successore – Matteo Salvini, leader del centrodestra – svela una dolcezza disarmante: è la senilità.

E poi c’è l’urto della sua natura: è un intrattenitore.

Ovviamente non vuole darla vinta.

  



  

Chi lo ricorda annoiato, assopito, stanco e infastidito delle inutili riunioni di Forza Italia convocate a casa sua lo descrive come un Carlo D’Apporto spiaggiato ma capace di riprendersi ancora la scena, con un lampo, al prezzo di una battuta.

Per un minuto da guitto al Quirinale non si gode la vista del mare da tutte le sue ville.

Da nonno matto s’attarda nei palazzi per farsi soffocare dagli ultimi spurghi dei potere, lui che potrebbe mettersi in marcia verso la follia di saggezza di un Erasmo.

Un’acida allegria, la sua – geniale – ma è schiavo di se stesso: ha figli, aziende e cerchi magici cui dare conto.

E non sa staccarsi – la sua natura – dalla ribalta.

Sono tutti così quelli come lui, i mattatori. Luca De Filippo affronta da successore di Eduardo la sua prima regia, il suo primo allestimento, il primo viaggio verso l’applauso del pubblico e papà suo è seduto in platea.

Finisce la rappresentazione e il sipario si apre ancora un volta per il saluto agli attori – uno dopo l’altro, fino a Luca, il protagonista – ma Eduardo, il vecchio papà, si alza dalla sua poltrona per far clap clap e tutti allora, tutto il teatro, destina a lui gli applausi e spegne ogni luce al figlio.

Un che di tenero. Ma ancora più un che di bastardo. E così Berlusconi. Dopo di lui vuole solo il diluvio.

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