Telese terrorizzato dal ritorno di Renzi (o di Craxi?) mena fendenti sui social. Ma è un D’Alema che millanta

Umberto Minopoli

Luca Telese è terrorizzato da un ipotetico ritorno di Renzi. Teme la smartness dell’ex segretario, la vacuità del caminetto del Pd, troppo molle e tremebonda, a suo dire, verso le pretese renziane, i veti del fiorentino sulle alleanze a Cinque stelle, e mena fendenti nervosi a destra e a manca. E, in mezzo ci è capitato, su Twitter e Facebook, persino il sottoscritto, modesta e umile figura di simpatizzante renziano. Ho provato a osservare sui social l’ossessione manifesta del Telese per il ritorno di Renzi. Io lo troverei, persino, corretto e democratico. Apriti cielo.

 

Il Telese è arrivato a mortificarmi per le colpe del passato, ad imputarmi la gioventù, gli anni 80, di quando ero comunista, migliorista, e sostenitore dell’unità socialista. Che c’entra, direte voi. Non lo so, gliel’ho chiesto invano. Telese, preso dall’impeto fustigatorio, ha buttato lì la madre di tutte le mie colpe originarie “miglioriste”: la simpatia per Craxi. E il crimine, attribuito a me meschino e ai poveri fratelli Borghini, di congiurare per “sciogliere il Pci nel Psi”. Esagerato! A quel tempo lui, scrive Telese mettendosi il colapasta in testa, si sarebbe fieramente opposto. A noi tre traditori! Valoroso defensor fidei! Peccato, gli è stato osservato, che noi traditori non ne avemmo sentore. Anche perché allora il rigoroso Telese aveva solo dieci anni. E noi del Pci i pionieri li avevamo sciolti da oltre vent’anni (l’ultimo fu D’Alema, vero ultimo “figlio d’arte” del partito). Il bimbo Telese, al massimo “genero d’arte” futuro, col senno di molto poi, col Pci, con i miglioristi, con gli anni 80, con Craxi non c’entra, perciò, una beneamata mazza. E allora? Sarà una sorta di ius medievale di primae noctis che gli fa ritenere di essere imparentato con quella storia antica e lontana della mia gioventù? Non posso crederlo.

 

C’è dell’altro: c’entra Freud e il subliminale. Telese evoca noi miglioristi, la simpatia politica per le idee di Craxi negli anni 80 (tra Proudhon, il riformismo e il referendum sulla Scala mobile), il nostro distacco critico dall’agiografia di Berlinguer (la vera origine, un giorno lo diranno gli storici, del declino della sinistra italiana), per un altro scopo. Per dire che come ieri noi vecchi comunisti riformisti simpatizzavamo per Craxi, oggi simpatizziamo per un altro “malfattore”. Il paradigma è sempre quello: Telese è un reduce pioniere mancato con la stesse ossessioni di D’Alema. Che pero’ pioniere lo fu davvero. Telese millanta.

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