Franceschini, più che ai grillini, guarda al governo del “tutti dentro”

Dario Franceschini viene accusato dai renziani di voler giocare di sponda con il M5s per dare vita a un governo con i grillini, Liberi e uguali e altri “responsabili”. La verità però è un’altra. Come il ministro della Cultura ha spiegato ai suoi qualche giorno fa: “Non mi passa per la testa – ha detto Franceschini ai fedelissimi – di proporre un appoggio esterno al governo grillino e tanto meno di entrare in un esecutivo con loro, gli faremmo solo un favore”. L’obiettivo sarebbe fare un governo ispirato direttamente dal Colle con “tutti dentro”. Allora sì che i “collisti” del Pd lancerebbero un’offensiva in grande stile contro “l’autismo”, come lo definiscono, di Renzi perché l’ex segretario del Partito democratico ha detto ai suoi di voler stare all’opposizione “anche in quel caso”. E questa è una posizione che non viene condivisa anche da una parte dei renziani. Da Graziano Delrio per esempio. E da Sergio Chiamparino che negli ultimi tempi sta rafforzando i legami con l’area del Pd che fa capo al presidente dei deputati.

 

Anche dalle parti di Forza Italia si preferirebbe di gran lunga un governo di tutti o quasi. Per questa ragione gli ambasciatori azzurri hanno già cominciato ad avviare una trattativa finora molto riservata con una parte del Pd.

 

Chi invece vorrebbe un governo con i 5 stelle sono gli uomini di Leu. Sono loro a spingere in questo senso e a cercare una sponda in una parte del Pd. Si rendono conto che questa è l’unica strada per rimettersi in gioco. E soprattutto per non spaccarsi. Già perché Leu è sull’orlo della rottura. La settimana scorsa c’è stata una riunione molto turbolenta in cui Nicola Fratoianni e Roberto Speranza hanno litigato. Il clima era tale che Laura Boldrini prima e Pietro Grasso poi hanno abbandonato l’incontro. Su una cosa però Fratoianni e Speranza (e Pier Luigi Bersani ovviamente) sono d’accordo: sulla necessità di coltivare il rapporto con i grillini. Per questa ragione i big di Liberi e uguali spingono per un governo con i 5 stelle e il Pd derenzizzato. Ma il problema sono i numeri. Anche se tutto il gruppo del Partito democratico al Senato desse l’appoggio a un simile esecutivo a Palazzo Madama (e così non può essere perché come è noto l’ex segretario è fermamente ostile a questa ipotesi) i numeri sarebbero comunque risicatissimi. Si creerebbe una situazione simile a quella dell’ultimo governo Prodi con un continuo rischio crisi.

 

Nel frattempo nel Partito democratico sembra non esserci pace. Ora si combatte sulla data dell’assemblea nazionale. I renziani la vogliono a giugno perché non hanno ancora un candidato da opporre a Maurizio Martina e vogliono prendere tempo per trovare una soluzione e per mettersi d’accordo al loro interno, divisi come sono tra chi sostiene la candidatura di Matteo Richetti e chi invece gli preferirebbe Debora Serracchiani. Gli avversari interni di Renzi invece lavorano per affrettare i tempi e risolvere la situazione, almeno momentaneamente, con l’elezione a segretario di Martina.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.