Esplosi i partiti novecenteschi, i sovranisti cercano casa in Europa

Francesco Galietti

Le consultazioni per il governo non hanno ancora avuto formale avvio, ma non manca chi sta già valutando le implicazioni a livello locale di quanto avverrà a Roma. E’ possibile essere partner di governo nella Capitale salvo stare su opposte barricate nel resto d’Italia? Chi dà una risposta negativa a questo quesito scommette sulla tenuta dell’alleanza tra Berlusconi e Salvini. Chi, al contrario, offre un parere positivo non è altrettanto convinto della coesione del sodalizio tra Forza Italia e Lega. Sta di fatto che proprio la salvaguardia delle alleanze locali è uno dei punti su cui, per tenere a freno Matteo Salvini, insistono gli “apostati” leghisti come l’ex governatore della Lombardia Bobo Maroni. Di analogo tenore le affermazioni di Renato Schifani per conto di Forza Italia: è senz’altro legittimo interrogarsi su questo aspetto, tanto più che il calendario del 2018 prevede ancora 138 elezioni municipali e cinque elezioni regionali. Per un altro verso, gli equilibri locali non hanno storicamente quasi mai escluso “assetti variabili” anche piuttosto fantasiosi. D’altra parte oggigiorno gli stessi partiti, al di là di un comune brand, presentano sensibilità molto diverse addirittura al proprio interno. Si pensi al Pd, promotore nel 2016 di un tentativo di riscrittura con valenza centralista del Titolo V della Costituzione, ma anche formazione di riferimento di Michele Emiliano, governatore pugliese oltremodo risoluto nel bloccare i progetti di infrastrutturazione energetica già sdoganati a Roma dai suoi stessi compagni di partito. Di maggiore interesse, se dalla bassa cucina degli assetti locali si volge lo sguardo alle dinamiche europee, è forse il tema degli equilibri che andranno componendosi nel nuovo Parlamento Europeo.

 

Le elezioni ormai alle porte della primavera 2019 non potranno che riflettere una nuova geografia europea profondamente ridisegnata tanto da eventi cataclismatici come Brexit quanto dalla forte inquietudine del Gruppo di Visegrad cioè del versante orientale dell’Unione. Le grandi casate tradizionali – quella dei socialisti e quella dei popolari – sono state già prese in contropiede dall’emergere del macronismo in Francia e, più in generale, dalla crisi profonda della partitocrazia novecentesca e delle categorie che la descrivono (socialisti, popolari, conservatori, liberali). Non vi è dubbio che dovranno fare i conti con lo schianto (definitivo?) dei propri affiliati italiani così come con l’affermazione di formazioni sovraniste. Capiremo presto se, con una Merkel fortemente ridimensionata, la Cdu seguiterà a derubricare la Lega nord a mero partner italiano del lepenismo francese. Il primo riflesso sarà quello di arricciare il naso – Nein! – davanti a Matteo Salvini che balla scatenato con Marine Le Pen o, su un piano non metaforico, davanti alle teorie degli economisti in camicia verde come Claudio Borghi, Alberto Bagnai e Armando Siri.

 

Per converso, va detto che il mondo conservatore tedesco è scarrellato decisamente a destra dopo la performance deludente delle ultime elezioni. Più Seehofer e meno Merkel, per intenderci. Proprio per questo potrebbe riscoprire, valorizzandole, le radici “neo-bavaresi” e securitarie della Lega. In tal senso fanno gioco numerosi elementi come la rilevanza delle tematiche migratorie, l’apprensione della Csu per nuovi flussi incontrollati lungo le rotte balcaniche e la crescente diffidenza tedesca verso la Grecia prima ancora che verso la Turchia. Per chi ne dubitasse la Welt senza mezzi termini ha accusato la Grecia di essere il “buco nella rete”, di non trattenere più sulle proprie isole i profughi diretti verso la Mitteleuropa. E i grillini? Difficile ipotizzare un invito da parte dei Socialisti – la componente securitaria/identitaria è semplicemente troppo marcata in M5s. Anche i Popolari appaiono ancora lontani, nonostante le analisi elettorali confermino che M5s presidia oggi le medesime geografie politiche dell’ultima Democrazia cristiana, quella di inizio Anni 90 del secolo scorso. Una mappa dell’Istituto Cattaneo a cura di Salvatore Vassallo descrive con grande immediatezza questa analogia: sbertucciati quando provarono invano a divincolarsi dall’abbraccio con Nigel Farage all’Europarlamento per approdare in Alde, i pentastellati vorranno scegliersi un nuovo tetto europeo così da massimizzare la propria influenza a Bruxelles e Strasburgo. I corteggiatori non mancheranno.

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