Fatto sta che il consigliere laico del Csm, pur non potendo essere riconfermato tra pochi mesi, quando il mandato scadrà, né potendo essere scelto per altri incarichi all’interno del medesimo organismo (bisogna infatti in ogni caso saltare almeno un giro), è considerato “personalità di livello” e dunque personalità che potrebbe risultare adatta, oltre che gradita al M5s, a eventuali ruoli delicati in gangli governativi (c’è chi dice “in un ruolo tecnico chiave a Palazzo Chigi”) attorno a chi governerà, anche in caso il premier non fosse un Cinque stelle; chi dice in un ministero e chi nei futuri assetti del cda Rai. Come se (apparentemente) tutto avvenisse senza la diretta collaborazione dell’interessato. Zaccaria, dice per esempio il professor Mauro Tescaro, suo ex allievo e collaboratore, oggi docente di Diritto a Vicenza, “almeno per come lo conosco, non cerca affatto la notorietà e non ama che si parli pubblicamente di lui, nemmeno per lodarlo”. Tescaro ha conosciuto Zaccaria in anni lontani, quando l’attuale consigliere del Csm poteva ben festeggiare i dieci anni della facoltà giuridica veronese, che aveva quasi “fondato”, dice l’ex collaboratore, “credendo a suo tempo nella scommessa – poi ampiamente vinta – di creare una facoltà di Giurisprudenza a Verona”, con un’esibizione in concerto per chitarra classica (musiche del Settecento) e accompagnamento di una serie di letture di Arnoldo Foà tratte dal “
Viaggio in Italia” di Goethe. “Ha una predilezione per le auto d’epoca”, dice invece Pierantonio Zanettin, ora eletto alla Camera per Forza Italia ma fino a poco tempo fa “collega” laico al Csm di Zaccaria. Zanettin dice che Zaccaria, “oltre ad avere un curriculum straordinario per gli studi giuridici comparati, specie in Germania”, tanto da essere stato più volte “utile in seno al Csm nel campo dei rapporti internazionali”, è “considerato trasversalmente persona seria e affidabile”.