Il governo di tregua e la tregua dentro il Pd. I due fantasmi che turbano Renzi

Matteo Renzi è convinto di aver bloccato ogni possibile tentativo di inciucio del suo partito con il centrodestra o i grillini. Ma in realtà le cose non stanno esattamente così. Innanzitutto perché pare che Sergio Mattarella abbia intenzione di prendersi tutto il tempo disponibile. Perciò aprile se ne andrà in consultazioni e tentativi a meno che davvero l’intesa a Salvini e Di Maio non sia così solida che i due si presentino al Colle per le consultazioni con la soluzione già in tasca. Ma così non parrebbe, almeno al momento. Perciò esiste ancora sullo sfondo l’ipotesi di coinvolgimento del Pd per far nascere una sorta di governo di tregua. Anche Renzi ritiene che non si debba correre verso le elezioni perché il centrosinistra deve avere il tempo e il modo di riorganizzarsi. Però vuole che tutto ciò avvenga senza che il Partito democratico debba partecipare in qualche modo alla formazione di un governo. I suoi avversari interni invece ci sperano ancora e per questa ragione aspettano di poter rientrare in qualche modo in gioco.

 

Proprio per questa ragione assume una certa importanza l’Assemblea nazionale del Pd. O, meglio, assume una certa importanza l’elezione del nuovo segretario. I renziani non si fidano più di Martina. Sono convinti che se il reggente venisse eletto adotterebbe una linea di segno opposto rispetto a quella del loro leader. Per questa ragione negli ultimi tempi hanno preso a rifare i conti degli schieramenti all’interno dell’Assemblea nazionale. L’idea è quella di cercare un candidato alternativo a Martina, ma la ricerca del nome si sta rivelando un vero problema. E’ vero che negli ultimissimi giorni Graziano Delrio che sembrava indisponibile a tentare la corsa alla segreteria ha lanciato in maniera discreta dei segnali. Ma non c’è ancora la sua piena disponibilità. Perciò se non si dovesse trovare il nome di un possibile candidato i renziani ritengono che l’Assemblea nazionale dovrebbe eleggere sì Martina, però convocando nel contempo il Congresso. In questo modo l’ex ministro dell’Agricoltura sarebbe ufficialmente un segretario a tempo e non avrebbe la possibilità di agire autonomamente e avrebbe pochi spazi di manovra.

 

Il rientro di Paolo Gentiloni al partito, per quanto non si sia capito quanto sia prossimo, suscita qualche curiosità e interesse. Un’ala dei renziani sta cercando già di svolgere una funzione di mediazione tra lui e l’ex segretario nella speranza che i due tornino ad avere un’interlocuzione è una qualche forma di collaborazione. Ma i rapporti sono stati compromessi sul piano umano e sembra difficile che il premier e l’ex segretario possano ricucire. Gentiloni è rimasto personalmente molto scosso dall’atteggiamento di Renzi dal 5 marzo in poi. E Renzi si è convinto che Gentiloni volesse metterlo fuori gioco per la sconfitta e brigasse con Franceschini per raggiungere questo obiettivo. I due avevano già avuto più di un problema ma bene o male erano riusciti sempre a riappacificarsi. Ora non è più quel tempo e sono in pochi a scommettere sulla riuscita del tentativo in atto da parte dei pontieri renziani.

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