In attesa del futuribile governo di scopo, i renziani si organizzano in corrente

Ieri timidamente, poi ieri con più forza, il Partito democratico si è attestato su una posizione ben diversa da quella dell’opposizione senza se e senza ma. Merito dell’uscita allo scoperto di Graziano Delrio. Già il giorno della Direzione, Matteo Renzi lo aveva previsto e aveva capito che non era possibile arroccarsi oltre. Se governo di tutti deve essere, lo sia. L’ex segretario, nonostante continui a ripetere a tutti, giornalisti e amici, che lui si è tirato fuori, intende far contare il suo peso nei gruppi parlamentari. Certo la sua influenza sui senatori e i deputati del Pd non è già più la stessa. Renzi non dispone più della maggioranza a palazzo Madama e della metà dei parlamentari a Montecitorio. La sua pattuglia si è notevolmente assottigliata. Tanto che non ha più intenzione – e infatti non lo dice più nemmeno quando parla con i suoi – di provare a imporre un suo pasdaran alla presidenza del gruppo del Senato. Non ne avrebbe più la forza. Ma nell’incertezza, avere comunque una cinquantina di parlamentari gli consente di avere ancora voce in capitolo nel partito. Percorrendo però la strada che gli è meno congeniale, cioè quella della mediazione con gli altri capi tribù del Nazareno. I quali sono tutti d’accordo nel non andare allo scontro con l’ex leader.

 

C’è però un problema rispetto a questo governo di scopo o istituzionale che sia. Il Pd ha aperto lanciando un segnale a Mattarella, ma i dubbi del Nazareno riguardano la Lega. I dem, sia nella versione più filo-Quirinale sia in quella più critica nei confronti del Colle, ritengono che difficilmente Matteo Salvini accetterà di far parte di un esecutivo del genere. “Lui è l’unico che ha da guadagnare nel caso si precipiti verso nuove elezioni. Di Maio no, perché puoi è fuori e deve cedere il testimone a Di Battista, ma Salvini che interesse ha?”, si osserva al Nazareno. La paura, alla fine, è di sottostare per l’ennesima volta ai richiami del Quirinale, dimostrando senso di responsabilità e finendo in un governo da cui troppi si sfilerebbero.

 

Nel frattempo i renziani orfani del loro leader hanno deciso di organizzarsi come corrente. E questo suscita qualche preoccupazione tra i leader della maggioranza interna che non vorrebbero trovarsi dentro il partito un’altra corrente organizzata e agguerrita. Per questa stagione, con pazienza ma anche molta determinazione, stanno cercando di sfilare a Renzi altri parlamentari. Anche se i posti da assegnare sono meno di quelli di un tempo, ci sono le vicepresidenze di Camera e Senato e almeno un paio di commissioni. La trattativa è quindi cominciata.

 

Il crollo del Partito democratico alle elezioni rischia di avere delle conseguenze drammatiche sul personale del Pd. Già i finanziamenti scarseggiavano, ma adesso con questo risultato le casse resteranno praticamente vuote e potrebbero esserci dei licenziamenti all’orizzonte.

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