"Caro Salvini, lascia stare il governo". Parla Toti

Salvatore Merlo

Roma. “Matteo deve stare attento. Il primo governo Salvini non può nascere con un pasticcio. Io gli auguro di farcela, lo vedo determinato, impegnato. Ma adesso lui o trova la quadra vera, sul programma, e certamente non con il M5s, o altrimenti è meglio lasciar perdere. E puntare a un governo istituzionale”. Adelante, con juicio.

  

E Giovanni Toti, presidente della Liguria, è il primo dei leghisti dentro Forza Italia o il primo dei forzisti dentro la Lega, dunque disegna nell’aria il profilo di un partito unico del centrodestra. E anche per questo pensa che ci voglia tempo, che “la situazione vada fatta decantare”, che insomma la legislatura debba partire e che un governo vada fatto, “ma che sia un governo di ‘tutti dentro’ o ‘tutti fuori’”, dice Toti. In pratica un governo tecnico o del presidente, di larghe, anzi vastissime intese, “con la più ampia rappresentanza parlamentare possibile”. Al momento sembra un’ipotesi impraticabile, ma chissà.

  

Bisogna proprio immaginarselo, questo gran ballo parlamentare. Pd, M5s, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tutti insieme, più o meno appassionatamente, con degli obiettivi di sistema, “una legge elettorale che permetta davvero ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti”, pensa Toti. “E bisogna pure disinnescare le clausole di salvaguardia. Altrimenti qui si alza l’Iva. E questa eventualità va evitata assolutamente. Sarebbe un disastro per il paese”.

  

Tutto questo, dice il presidente della Liguria, che con Salvini ha un rapporto intenso, una comunanza d’interessi politici e di orizzonte, “significa suddividere la responsabilità tra i partiti. Immaginare un’ipotesi nella quale nessuno si sente minacciato, e tutti hanno anzi l’opportunità di mettersi a registro, di organizzarsi”. Che per il centrodestra, pensa Toti, vuol dire soprattutto lavorare a un nuovo predellino, come quello di Berlusconi a piazza San Babila nel 2007, un’operazione che stavolta non sarebbe – pensa Toti – un colpo di teatro e di marketing creativo, “ma davvero un nuovo contenitore politico del centrodestra all’interno del quale tutte le componenti possano competere per la leadership”.

  

La Terza Repubblica, in pratica. Il partito unico, intanto, guidato però da Matteo Salvini. Malgrado, di solito, le leadership nascano al centro e non alle ali estreme di una coalizione. “Ma il momento storico lo consente”, dice Toti, “Donald Trump è la prova vivente che una leadership può anche nascere ben lontana dal moderatismo. E inoltre l’estremismo della Lega è un estremismo tutto lirico, estetico, comunicativo, propagandistico cui fa pendant al contrario un grande pragmatismo politico e una cifra misurata nell’iniziativa di governo: nelle regioni e nei comuni”. Ma davvero Salvini, di felpa vestito, vuole fare un partito unico con Forza Italia? “Ha tolto la parola nord dal nome della Lega. Per contenuti, passi fatti, novità nella classe dirigente, è Salvini quello che si sta muovendo di più. Forse in maniera istintiva, ma va nella direzione del partito unico”. Ci sono resistenze. “Paure mediocri da ceto politico che teme di perdere posti. Chi ha qualcosa da dire, che ha radicamento, ha solo da guadagnare da un’area più vasta dentro la quale competere”. E Berlusconi? “Questa del partito unico è la cosa più berlusconiana di cui si sente parlare in questi giorni”.

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