Una Terza via per il Pd. Il senso del primo manifesto politico zingarettiano

Claudio Cerasa

Quello che pubblichiamo in questa pagina è il primo vero manifesto politico di Nicola Zingaretti. Il testo – che il presidente della provincia ha accettato di pubblicare sul nostro giornale – ha un suo interesse non solo per gli spunti presenti nel documento ma anche perché arriva in un momento importante per la vita politica del maggior partito d’opposizione. Un momento in cui le nuove forze del Pd si stanno dando molto da fare per offrire ai propri elettori delle risposte chiare sul terreno del ricambio generazionale e in cui (tra renziani, Giovani Turchi, Giovani Curdi, civatiani, neoliberisti, anti blairiani e compagnia bella) la vera battaglia combattuta dalle nuove leve democratiche per proporsi come alternativa all’attuale classe dirigente riguarda alla fine dei conti un unico grande tema, il tema dei temi: l’economia. E non è certo un caso dunque che il manifesto zingarettiano sfiori molti dei punti che oggi costituiscono il cuore del confronto che esiste tra le due grandi anime del Pd – ovvero tra i riformisti convinti che l’unico modo per dare un futuro al centrosinistra sia quello di seguire le indicazioni offerte tanto dalla Bce quanto dall’agenda Giavazzi e gli alfieri dell’anti blairismo convinti invece che sia semplicemente una follia sostenere il principio che “il liberismo sia roba di sinistra”.

 

In questo contesto, il manifesto di Zingaretti certamente non si colloca sul fronte dei giavazziani (un fronte guidato dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, al quale Zingaretti si rivolge indirettamente nel corso del suo intervento) ma allo stesso tempo alcune delle proposte offerte dal presidente della provincia rappresentano anche una critica ragionata ad alcuni dei punti forti del pensiero degli anti giavazziani democratici (Zingaretti al contrario del segretario del Pd Pier Luigi Bersani e del suo braccio destro Stefano Fassina è favorevole per esempio a prendere in considerazione il modello della flexsecurity e considera un grave danno per il centrosinistra l’aver trasformato l’ideologia del posto unico in un grande cavallo di battaglia politico). Quella che insomma Zingaretti sembra proporre in queste righe assomiglia molto a una “Terza via democratica”, a una sorta di nuova agenda (non solo economica) per il progressismo italiano fatta in maniera tale da essere perfettamente collocabile a metà tra il renzismo (e un po’ veltronismo) e il bersanismo (e un po’ dalemismo). Ma se il presidente della provincia di Roma non può essere certo accusato di essersi arruolato tra i vari rottamatori d’Italia (Zingaretti e Renzi, per capirci, si parlano, si stimano, si incontrano persino, ma viaggiano evidentemente su due binari lontani), si può invece dire che con questo manifesto Zingaretti ha scelto di offrire un messaggio chiaro sulle sue personalissime intenzioni future. Fino a poco tempo fa, si sa, Zingaretti ha sempre sostenuto di non avere altri progetti per il futuro che non fossero esclusivamente legati alla sua candidatura a sindaco di Roma (nel 2013). Ma un po’ perché nel partito non passa giorno senza che qualcuno non suggerisca a “Nicola” di offrire il suo contributo anche a livello nazionale, un po’ perché negli ultimi mesi non c’è stato un solo incontro organizzato dalle nuove generazioni del Pd in cui Zingaretti non è stato chiamato come ospite d’onore (vedi le kermesse civatiana-serracchiana dello scorso weekend, vedi gli incontri organizzati dai T-Q del Pd a Pesaro e una settimana fa a L’Aquila), alla fine il presidente ha capito che nel suo futuro nulla può essere escluso (neppure che all’improvviso si ritrovi a giocare le sue carte per la leadership del centrosinistra) e ha così deciso di attrezzarsi per dare un contributo al suo Pd con questa specie di manifesto per una Terza via democratica. Si comincia con “dieci proposte per cambiare l’Italia” e poi chissà che da qui al 2013 il movimentismo extracapitolino di Zingaretti non si trasformi davvero in una discesa in campo.

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