"Renzi non doveva dimettersi e Scalfari sbaglia tutto". Parla Cerno

Redazione

Cerno, le sembra possibile un'alleanza tra Pd e M5s?

E' surreale. L'Italia deve capire che a ogni azione corrisponde una reazione. Luigi Di Maio e Matteo Salvini sperano che non sia successo niente, ma il paese ha scelto di votare per loro. Abbiamo fatto una campagna elettorale contro gli estremi e certamente non faremo un governo con i 5 stelle. Non abbiamo paura di tornare a votare.

  

Eppure l'ex direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari, ha detto che il Movimento 5 stelle “è il grande partito della sinistra moderna”. C'è un cambio di rotta nell'opinione della sinistra?

E' la prestigiosa opinione di un grandissimo giornalista ma non è l'opinione né degli elettori del Pd né del Pd, se non di qualche figura secondaria del partito che ha parlato in queste ore, di quelli che nel Pd parlano troppo e fanno poco. Ho un grande rispetto per i paradossi intellettuali di Scalfari, ma non hanno nulla a che vedere con quello che sta avvenendo in Italia.

  

E neppure con il dibattito all'interno del partito?

Direi di no, se non per quanto riguarda un paio di dirigenti che evidentemente si sono trovati travolti nelle loro zone dal voto ai 5 stelle, ma non mi pare che nel dibattito politico italiano esista questa possibilità: le distanze che ci sono tra Movimento 5 stelle e Pd sono le stesse che ci sono tra Marte e Urano.

  

Cosa si aspetta dalla prossima direzione del Pd, si capirà cosa succede dopo Matteo Renzi?

Lunedì la direzione si svolgerà esattamente come le precedenti, come lo stesso Renzi ha detto all'indomani del voto, quando ha rassegnato le dimissioni – scelta che rispetto, anche se non penso fosse necessario: Renzi godeva di un ampio consenso, può capitare che le elezioni vadano male – e ora ci aspetta una fase di reggenza del partito che ci accompagnerà fino all'elezione della prossima segreteria.

  

Su quale figura può convergere il consenso del partito ora?

Nel partito ci sono un sacco di personalità e non credo che mancherà la competizione. Certamente il segretario non sarà più Renzi, ma resta indispensabile nel futuro del Pd. La fase riformista che ha inaugurato è un'esperienza che deve essere centrale nella costruzione del nuovo partito. La sinistra ha fatto passi da gigante: lo dimostra la patetica figura di quella parte di sinistra che ha voluto rifare un partito nostalgico che non aveva nulla da dire e che nell'estromissione di D'Alema dal parlamento ha la sua simbolica fine.

   

Da dove riparte il Pd all'opposizione?

Il Pd deve avere il coraggio di ripartire dal 4 dicembre e lanciare un grande progetto di riforma del paese. L'esito del voto dimostra che avevamo ragione sul fatto che non si poteva andare a votare se non in un contesto completamente cambiato. Non ci servono finte riappacificazioni o nuovi "patti del tortellino" per mettere d'accordo i dirigenti. Inizieremo le consultazioni ribadendo che un partito che ha perso, per rispettare il voto, deve stare all'opposizione.

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