Vi ricordate i girotondini? Ecco per chi voteranno il 4 marzo

David Allegranti

Roma. Francesco “Pancho” Pardi è stato senatore dell’Italia dei Valori dal 2008 al 2013. All’inizio degli anni Duemila fu animatore, insieme a Paul Ginsborg e altri, dei cosiddetti Girotondi, in campo contro Berlusconi. Al referendum costituzionale del 2016 è stato in prima fila contro la riforma. Domenica andrà a votare controvoglia, dice che la legge elettorale è molto brutta e ha scritto un appello, pubblicato da Liberacittadinanza.it, per invitare a recarsi alle urne turandosi il naso.

 

“Un ragionamento classico spinge sempre a votare. Si deve votare perché è un diritto e un dovere costituzionale, conquistato a caro prezzo e con una dura lotta. Anche se la legge elettorale è indegna rinunciare al voto è autolesionismo. Ma un atteggiamento pubblico sempre più diffuso risponde: se non vedo alcun partito che corrisponda alla mia volontà perché dovrei votare? La replica canonica è: se non hai nessuno che ti piace vota per il meno peggio. E’ un ripiego: in democrazia se non puoi votare ‘per’, può essere utile e anche dignitoso votare ‘contro’”.

 

In definitiva la soluzione, dice Pardi, è votare “il meno peggio”. “Questa legge elettorale ci pone un problema imbarazzante, per cui si deve scegliere fra non votare e votare contro quelli che l’hanno voluta. L’ha voluta il Pd? Quindi si vota contro il Pd. Votare è un diritto conquistato con la lotta, sarebbe uno spreco non farlo. E pur di non sprecare il voto, si vota il meno peggio. Ma votare il meno peggio significa votare per impedire a qualcun altro di vincere”. Contro Berlusconi per esempio e “contro questo centrodestra repellente fatto da Salvini e Meloni. Pur di votare contro Berlusconi, dunque, uno dovrebbe votare il Pd? Ma non si può votare chi ha barato sul lavoro, rovinato la scuola e ha fatto una pessima riforma costituzionale che per fortuna è stata bocciata”. Quindi i Cinque stelle? “Sono dinamici, garibaldini nell’esercizio dell’opposizione, ma quando esprimono dei punti di vista fanno accapponare la pelle, sul sociale e l’immigrazione. Sono posizioni simili a certe della Lega. In più al di là della democrazia della rete, hanno una struttura altamente presidenziale. Il loro peraltro è un presidenzialismo grezzo, neanche istituzionalmente costruito. A questo punto non mi resterebbe che votare per i partiti minori di centrosinistra, che però hanno due difetti fondamentali: sono costituiti quasi esclusivamente dalla nomenclatura vecchia della sinistra-sinistra e non hanno concesso quasi nulla ai movimenti della vita società esterna. In più non si sa se superano il 3 per cento. Quindi andrò a votare controvoglia e con scarsa speranza. Mi regolerò sul momento, scegliendo o i Cinque stelle o Liberi e uguali a seconda dei candidati locali che potrei contribuire a eleggere. Tendo a scartare Potere al Popolo. Se avessi Tomaso Montanari lo voterei subito, ma non posso perché non è candidato”.

 

Sandra Bonsanti, già presidente di Liberà e Giustizia, vota decisamente per Leu: “Spero che venga eletta Sandra Gesualdi, una persona straordinaria che si batte per la scuola pubblica e la sanità pubblica. Viene da una gloriosa tradizione culturale cattolica fiorentina, conosce gli insegnamenti di don Milani e ha tutta la mia stima. Purtroppo non la posso votare direttamente perché abito in un’altra zona di Firenze, ma farò quel che posso perché molti la votino al posto di Gabriele Toccafondi, che è una persona di destra, vicina a Comunione e Liberazione, che invece gli elettori del Pd saranno costretti a votare. Voto Leu senza grandi illusioni, sperando che non ci tradiscano”. Niente tentennamenti verso i Cinque stelle insomma. “No, io mi ritrovo in quello che dicono Pietro Grasso e Laura Boldrini”.

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