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Minority report

Dal pericolo fascista ai bonifici, è stata una delle campagne elettorali più ridicole di sempre

Le cose sono vere o false, fattibili o infattibili a prescindere dalle persone e dalla coerenza delle persone. Ma che importa in campagna elettorale?

3 Marzo 2018 alle 06:00

Dal pericolo fascista ai bonifici, è stata una delle campagne elettorali più ridicole di sempre

Foto LaPresse

Forse non è stata la più bella campagna elettorale della storia repubblicana, come l’ha descritta Beppe Grillo, ma sicuramente può concorrere per un posto tra le più ridicole. Si è cominciato con il diluvio di errori di ragionamento ad hominem. “Di Maio non può guidare l’Italia perché non ha mai lavorato”, “Berlusconi pensa che sia un bene abbassare le tasse perché è ricco”, “Renzi non si doveva candidare perché aveva detto che se avesse perso il referendum si sarebbe ritirato”. 

  

Si è poi proseguito con l’attualissima battaglia tra fascisti/antifascisti a quasi ottant’anni dalla fine del fascismo e a quaranta dai suoi rigurgiti più recenti. Dubito che i sempre più sparuti protagonisti dei fieri presidi dell’una e dell’altra parte abbiano un’idea precisa di che cosa intendano per fascismo. In una manifestazione anti-fascista qualcuno inneggia alle foibe, in un’altra cercano di impedire il comizio di CasaPound, senza forse accorgersi che CasaPound può non piacere ma è una lista regolarmente ammessa alle elezioni italiane e che l’idea di chiudere i partiti rivali è propria di regimi non democratici. Ma che importa? Allora tutti in piazza con i partigiani. Di quelli originali purtroppo sono rimasti in pochi e l’ereditarietà dei carismi non è ammessa neanche dal Vaticano, eppure tutti a disquisire se sia più un pericolo il fascismo o l’anti-fascismo. Perché no? Siamo o no in campagna elettorale?

  

D’accordo, lasciamo stare il passato e concentriamoci sul presente. Che ne dite di una bella azzuffatina sui bonifici mancati dei parlamentari M5s? Qualche settimana tra il moralismo televisivo e quello dei medesimi protagonisti ci farà quasi rimpiangere la querelle sul fascismo. A chi dovrebbe importare se alcuni parlamentari ingannano altri parlamentari dello stesso partito su una regola che gli stessi parlamentari si sono imposti? Di per sé bisognerebbe capire solo che la politica costa, che quelli che hanno restituito una grossa cifra hanno fatto un’opera nobile e inutile rispetto al bisogno (io aumenterei lo stipendio ai politici, se facessero leggi buone per tutti) e che il clima dentro quel partito non dev’essere particolarmente amichevole se uno non ha neanche il coraggio di dire che non ce la fa. E invece no: appelli alla coerenza da parte degli altri che non ne condividono i principi, caccia ai traditori, espulsioni e indignazioni. Una macedonia di moralismo. È la campagna elettorale, baby!

 

Per non farci mancare niente, ci si mette pure la religione. Il politico che ha tirato fuori furbescamente Vangelo e Rosario viene ammonito da autorità religiose e laiche che, in nome della separazione tra fede e politica, gli dicono come si deve comportare un politico o come dovrebbe essere la religione. Solo che, quasi inutile dirlo, ciascuno interviene nel campo non suo. Curiose contraddizioni, ma in questo bailamme è difficile accorgersi di qualcosa.

 

Nel frattempo tutti giurano, presentano, firmano. Berlusconi da Vespa, Salvini in piazza, Di Maio dal Presidente, Renzi su SkyTg24. Tutti in posti dove non dovrebbero e su cose che sanno benissimo che non spettano a loro soli, se non nelle intenzioni e nelle ambizioni. Ma lo sappiamo, li conosciamo, ce li siamo voluti noi. E poi non siamo in campagna elettorale?

 

Intanto i giornali, soprattutto quelli seri, si sono dedicati al fact-checking all’americana. Che poi vorrebbe dire controllare i fatti. Perché non sanno che programmi e frasi della campagna elettorale sono più desideri e azzardi che piani calcolati? Lo sanno tutti tranne loro? E poi, che cosa vuol dire che controllano ora? Non dovrebbero controllare sempre? Vabbè, in fondo è giusto: anche loro sono in campagna elettorale.

 

Per fortuna arriva la neve, ma nemmeno quella è neutrale. Roma è bloccata: colpa del solito sindaco. No, bloccano i treni per favorire il malcontento e il voto di protesta. Vedi che differenza c’è fra nord e sud, che a noi del nord la neve mica ci blocca. Chi favorirà la neve? Che cosa dicono i sondaggi? Ah, già, quelli li hanno sospesi, con seriosità teutonica, per non farci influenzare. Ma da chi, che ciascuno crede ai propri e stanno tutti vincendo?

 

Così è l’Italia. Un comico americano ha dedicato una serata intera alla politica italiana, con grande gusto del pubblico che ride del nostro assurdo. Hanno un po’ ragione perché in Italia, come diceva Guareschi, tutto diventa politica e in campagna elettorale, presi dalla passione e dalla fatica improba di spintonare gli altri, smettiamo di ragionare. Coraggio, con domenica questa campagna è finita. Da lunedì però occorrerebbe gente che abbia voglia di mettersi a ragionare. Ne troveremo?

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