Come rendere il futuro accessibile a tutti. Chiacchierata con Lisa Noja

Paola Bulbarelli

Milano. C’è una foto di gruppo sul profilo Facebook di Lisa Noja. Lei la definisce “la nostra squadra #votalasquadra #sceglipd” e si comprende al volo che quei volti sorridenti son lì per vincere prima e cambiare le cose poi. Non potrebbe essere diversamente con una come Lisa Noja, avvocato, neo candidata al fianco di Renzi (Lombardia 1 alla Camera nel plurinominale), un ritratto di forza e tenacia. “Abbiamo bisogno di voi – scrive nel suo post – per conquistare centimetro dopo centimetro la distanza che serve per mantenere la rotta e prendersi cura del futuro dell’Italia”.

 

 

La rotta qual è? “Non avere paura del futuro e poi stabilire dove deve stare l’Italia nel mondo e quali sono i grandi temi che deve affrontare per avere una giusta posizione”.

 

Lisa Noja di paura non ne ha mai avuta e le grandi difficoltà che da sempre deve affrontare (è affetta fin da bambina da atrofia muscolare spinale) le hanno dato solo forza ed entusiasmo. Esperienza di studi e un Bar examination negli Usa, come avvocato è una specialista di antitrust. La passione politica da sempre, l’adesione convinta, da subito, al Pd targato Renzi. Molti impegni, tra cui una delega del sindaco di Milano Beppe Sala per le politiche sull’accessibilità. Candidarsi, vale la pena. Idee chiare. “Sono quattro i fenomeni che dobbiamo fronteggiare. Il primo è il rischio ambientale rispetto al quale ci vuole una politica adatta e adeguata. Secondo il fenomeno migratorio. La linea Minniti è quella giusta, bisogna combattere l’illegalità mantenendo l’umanità. Sono due cose che il Pd tiene insieme. Il terzo è la rivoluzione digitale. Con l’industria 4.0 abbiamo avviato il rinnovo d’impianti delle aziende. Ora c’è la seconda fase che riguarda la formazione dei giovani. Ciò che più mi sta a cuore è la potenzialità che le nuove tecnologie portano con sé per migliorare la vita quotidiana. La tecnologia, per persone che come me hanno una disabilità grave, può fare la differenza tra l’avere un poco più di autonomia e non averla, tra lavorare e non lavorare, per alcuni bambini tra scrivere e comunicare o non scrivere e non comunicare. Quarto punto è come tenere insieme lo sviluppo economico e tecnologico con l’esigenza di occuparsi anche degli ultimi. Abbiamo iniziato ad affrontare il tema della povertà sia economica che educativa. E’ la prima volta che nel nostro paese è prevista una misura economica sulla povertà, non un sussidio di disoccupazione ma una misura che investe sulle persone, non un reddito di cittadinanza dove gli altri lavorano per te”.

 

Il punto 65 dei 100 del programma del Pd lo ha scritto lei. “Le politiche per la non autosufficienza non possono essere uguali per tutti. I bisogni e soprattutto le attese di una persona anziana sono diverse di quelle di un giovane”. E’ pronto il nostro paese? “In questi giorni ho sentito di tutto e di più, a cominciare da un fantomatico ministero dei disabili, mi lascia sempre stupita chi pensa ai ministeri delle categorie. L’obiettivo è l’autosufficienza, nell’ottica di costruire percorsi che tutelino e promuovano l’autonomia delle persone. A questo tengo tanto perché la mia vita è stata piena di opportunità nelle difficoltà, opportunità che mi hanno permesso di essere una professionista affermata, completamente autonoma economicamente e riuscendo ad avere un lavoro di grande qualità nonostante la fatica. Queste opportunità le dobbiamo poter offrire a tutti i ragazzi che si trovano in una situazione di non autosufficienza, e vuol dire investire risorse economiche”. Si potrebbe cominciare dal trasformare le città in luoghi accessibili. “E’ il mio chiodo fisso. La chiave di volta è l’educazione: spostare la battaglia su un bene collettivo, e non solo per pochi”.

 

Cosa lascerà questa campagna elettorale? “Ho incontrato tantissime persone al di fuori del bacino di chi fa politica. Ho visto persone convinte che il nostro paese possa farcela, hanno fiducia che non si debba vivere nella paura, sentimento che bisogna saper affrontare e non farsene dominare”. Parola d’ordine, ottimismo. “Sì, l’ottimismo del Pd. Che parte dall’idea di risolvere i problemi non individuando dei colpevoli ma dando risposte concrete. Conta guardare le persone negli occhi e dire la verità”.

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