Le idee un po’ confuse di Grasso rivelano l’irrilevanza della sinistra scissionista

Redazione

Pietro Grasso, leader provvisorio di un partito ancora più provvisorio, ha le idee un po’ confuse. Mercoledì ha dichiarato di essere “assolutamente” disponibile a far parte di un governo con Forza Italia e il Partito democratico, col pretesto di dar vita a una nuova legge elettorale. Con lo stesso trucco, pochi giorni prima, aveva detto di essere disponibile a un governo con il Pd e i 5 stelle, ribadendo poi il “no a qualsiasi governo con la destra”.

 

Naturalmente queste giravolte lasciano il tempo che trovano, ma provocano tensioni all’interno di Libertà e uguaglianza, che a Grasso aveva affidato un compito di mera rappresentanza e che fatica a tollerare le sue uscite in un ambito politico che evidentemente maneggia con difficoltà.

 

Probabilmente l’ex magistrato con queste incursioni ministeriali cerca di reagire alla sensazione di inutilità che circonda la formazione che presiede. Continuare a enunciare principi generici e giudizi retrospettivi non morde nella realtà e probabilmente non motiva più neppure un elettorato nostalgico. Grasso deve aver intuito che alle sue spalle altri, a cominciare dall’odiato Massimo D’Alema, stanno cercando di tessere qualche trama politica machiavellica, qualche spezzone di alleanza, qualche tentativo di ingerenza nella vita interna degli altri partiti e soprattutto in quello dell’eterno nemico renziano. “Per non essere da meno”, come cantava un indimenticabile Enzo Jannacci, Grasso si è messo a disegnare goffamente schemi di alleanze, “governi di scopo” e altre fantasticherie.

 

 

Il tentativo di far dimenticare l’inutilità e la sostanziale irrilevanza della sinistra scissionista, in sé comprensibile, deve però evitare di far considerare questa formazione addirittura dannosa, e le disinvolte giravolte di Grasso rischiano di ottenere proprio questo effetto. Dopo aver sciorinato la solita elencazione delle miserie cui il popolo è costretto dalle scelte e dai tradimenti altrui, si finisce con lo spiegare che l’unica funzione che LeU può e desidera esercitare è quella di promuovere una nuova legge elettorale, come se questa fosse la più profonda aspirazione e l’urgenza più sentita dai poveri e dagli oppressi. Mettere a rischio il successo della sinistra tradizionale persino nelle regioni rosse solo per questo misero obiettivo vuol dire davvero fare solo danni.

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