Rosatellum fatale

Salvatore Merlo

Il più raccapricciante di quegli spettacoli horror che in Italia vanno sotto il nome di riforme elettorali – e di cui andrebbero tenuti all’oscuro i bambini e le persone impressionabili – come sappiamo ha prodotto il Rosatellum, dal nome di Ettore Rosato, capogruppo del Pd e primo firmatario di una legge che tra qualche settimana, dopo il voto del 4 marzo, probabilmente consegnerà il suo estensore, al pari di Roberto Calderoli e Mirko Tremaglia, autori di due indimenticate riforme, alla voce “vittima dell’eterogenesi dei fini”, roba da straziare il più arido dei cuori.

 

L’esperienza misteriosofica delle norme elettorali, e ancora di più i loro esiti concreti, paiono d’altra parte autorizzare qualsiasi dileggio in materia. Tremaglia, missino, coronò il sogno della vita: far votare gli italiani all’estero, senza però immaginare che gli italiani all’estero avrebbero votato la sinistra. Calderoli invece escogitò una legge elettorale con cui il centrodestra perdeva alla Camera dello 0,07 per cento ma finiva sotto di oltre settanta seggi, mentre al Senato vinceva dell’1,3, ma era sotto comunque. Il povero Rosato, infine, osservata l’incompatibilità tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, sempre con l’aria di sapiente giocatore che raccoglie il frutto di una serie di mosse infallibili, ha congegnato a Matteo Renzi una legge elettorale che premia le alleanze e ruota tutta attorno al concetto di coalizione. Purtroppo però non solo il Pd non ha trovato una vera coalizione, ma col passare del tempo, e con l’avvicinarsi del voto, si è capito pure che l’unica alleanza elettorale che funziona, sfidando la logica e persino la fisica, è proprio quella incongrua del centrodestra. La concorrenza interna tra Berlusconi e Salvini, tra Forza Italia e la Lega, che viaggiano testa a testa, è una calamita.

 

Soltanto grazie a Romano Prodi, che la voterà, abbiamo scoperto qualche giorno fa che esiste una lista Insieme, alleata del Pd, e capeggiata da Giulio Santagata, quarta gamba nientemeno della coalizione di centrosinistra assieme alla lista di Beatrice Lorenzin e a quella di Emma Bonino. Ma solo una delle liste alleate del Pd, +Europa, cioè quella di Bonino, pare destinata a superare la fatidica soglia dell’1 per cento, sotto la quale i voti vanno persi e non si recuperano in nessun modo. Ci rendiamo conto che sentirsi descrivere i meccanismi del sistema elettorale, per il povero lettore, è un’esperienza eccitante press’a poco quanto aspettare in aeroporto. Ma qui s’intravvede tutto il dramma del Partito democratico, che rifiutando una legge che prevedeva patti di desistenza si è anche privato di una ipotesi di tregua non concorrenziale con Liberi e uguali di Pietro Grasso. Così, adesso, il partito di Renzi, con una mano deve tentare di tenere a galla Insieme, con l’altra mano deve aiutare la Lorenzin a stare anche lei sopra l’1 per cento, e contemporaneamente – con un piede – deve tentare di tenere basso +Europa che rischia di rubargli non solo qualche voto ma pure molti seggi. Se +Europa è infatti sotto il tre per cento, ma sopra l’uno, i suoi voti andranno al Pd. Ma se Bonino supera il 3 per cento, scattano i seggi a discapito di quelli del Partito democratico. Non bastasse, c’è il collegio estero. Altro dramma annunciato. Vince chi prende un voto in più degli altri. E infatti il centrodestra, che è diviso su tutto, fa un’unica lista e massimizza il risultato. Il centrosinistra invece che fa? Ne fa quattro, di liste. Giorgio Gaber cantava, e avvisava: “La sfiga è sempre di sinistra”. Ma qui ci mettono anche del proprio.

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