De Luca e le giuste ragioni sull'aggressione mediatica e pseudo-giornalistica

Claudio Cerasa

Al direttore - Ho ascoltato Vincenzo De Luca, governatore della Campania, parlare, a proposito del servizio giornalistico di FanPage in cui è rimasto coinvolto il figlio Roberto, di “Operazione squadristica e camorristica”. Non staremo esagerando?

Marco De Martino

  

In uno stato di diritto non ancora corrotto dalla morale grillina, un cittadino che fa ricorso a mezzi non ordinari per indurre alcuni reati – e che ammette candidamente di aver chiesto e non ottenuto l’autorizzazione della magistratura per svolgere il ruolo di agente provocatore – commette un reato punito dall’articolo 322 del codice penale: istigazione alla corruzione. In uno stato di diritto non ancora corrotto dalla morale grillina, un cittadino accusato di aver commesso un reato è sempre innocente fino a sentenza definitiva, anche se fa De Luca di cognome. In uno stato di diritto non ancora del tutto sputtanato, politici, intellettuali e scrittori, dopo essersi fatti delle legittime domande sull’opportunità da parte di un politico di parlare di argomenti che non gli competono e di ricevere persone sospette, prima di buttare gratuitamente letame addosso a un’altra persona dovrebbero ricordarsi che cosa vuol dire condannare un uomo prima ancora che lo facciano i magistrati. Nel 2016, la Saviano e Associati considerò un’indagine rivolta all’ex consigliere regionale campano Stefano Graziano come il simbolo di una politica che “non riesce più a capire quando diventa partner della camorra”. Le accuse a Graziano poi caddero, l’ex consigliere regionale venne assolto, ma la cricca dei gazzettieri delle procure non solo non ha mai chiesto scusa a Graziano ma oggi è lì in prima fila sorridente e spensierata a spiegarci che l’unico stato di diritto che conta è quello che permette di fare uno status condivisibile, perché riflettere costa fatica, mentre sputare non costa nulla. Quando Vincenzo De Luca parla di una “operazione camorristica e squadristica” esagera. Quando parla di una “campagna di aggressione mediatica pseudo-giornalistica” ha perfettamente ragione.

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