A Raggi il fango piace solo se ha Cinque Stelle

Redazione

Il giudice per le indagini preliminari ha chiesto l'archiviazione di Virginia Raggi nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina di Salvatore Romeo a capo della sua segreteria politica. Secondo il gip Annalisa Marzano “l'inconsistenza degli addebiti impone l'archiviazione del procedimento per l'inconsistenza della notizia di reato”. Il sindaco di Roma esulta su Facebook: “Il Tribunale di Roma ha cancellato più di un anno di fango”. È vero la gogna mediatica-giudiziaria è un vero e proprio calvario per chi la subisce. Dopotutto l'articolo 27 della nostra Costituzione (la nostra, si sa, è la “Costituzione più bella del mondo”) lo dice chiaramente: “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Peccato che Raggi, nel momento in cui certifichi questa inequivocabile verità, dimentichi che il M5s, il partito di cui fa parte, non perda mai occasione, davanti a ogni indagato proveniente dalle file degli avversari, per agitare la forca e gettare un po' di fango. 

 

 

Meno di un mese fa Il Gazzettino aveva pubblicato la “circolare” inviata via sms ai candidati veneti del Movimento dal responsabile locale della comunicazione. Poche parole ma chiare: “Ognuno di voi va a cercarsi i diretti concorrenti e tira fuori tutto il peggio che si può tirar fuori. Nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni”. Il “fango” come strumento di campagna elettorale. Con buona pace di Virginia Raggi. 

 

La vicenda Romeo e il processo Marra. La vicenda che riguarda Salvatore Romeo inizia nel luglio del 2016 quando, dopo essere stata eletta sindaco, Virginia Raggi lo nomina a capo della sua segreteria politica. Romeo è un dipendente comunale. Si mette in aspettativa e viene riassunto con un sostanzioso aumento di stipendio (da 39 mila a 110 mila euro ridotti poi, dopo i rilievi dell'Anac, a 93 mila). Con l'arresto di Raffaele Marra, Romeo finisce sul banco degli imputati. Anche lui, con Raggi, Frongia e Marra fa parte della chat di Whatsapp “Quattro amici al bar” che, secondo gli oppositori grillini del sindaco, è il gruppo di potere che decide tutto ciò che succede in Campidoglio. Non solo, Romeo viene indicato come il canale di collegamento tra Marra e Raggi. Così, nel dicembre 2016, si dimette. Il 9 gennaio del 2017 il sindaco viene iscritto nel registro degli indagati. Le vengono contestate la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, che da vicecapo della polizia municipale viene trasferito alla Direzione Turismo del Campidoglio, e quella di Romeo. Il 2 febbraio i magistrati ascoltano Raggi ed emerge che Romeo, un anno prima, ha stipulato alcune polizze indicando proprio il sindaco tra i beneficiari.

 

Sul caso di Renato Marra Raggi ha chiesto il giudizio immediato (il processo inizierà il 21 giugno 2018). Su Romeo è invece arrivata la richiesta di archiviazione. E sulle tre polizze il gip scrive: “Appare piuttosto stravagante e comunque probatoriamente inconsistente conferire valenza illecita alle tre polizze assicurative che indicavano Virginia Raggi quale beneficiaria soltanto in caso di morte di Salvatore Romeo”.

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