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A Raggi il fango piace solo se ha Cinque Stelle

Il gip archivia l'inchiesta sulla nomina di Salvatore Romeo. Il sindaco esulta: “Cancellato più di un anno di fango”. Ma il garantismo vale solo per i grillini, per gli altri via libera alla gogna

20 Febbraio 2018 alle 17:26

A Raggi il fango piace solo se ha Cinque Stelle

Salvatore Romeo e Virginia Raggi (foto LaPresse)

Il giudice per le indagini preliminari ha chiesto l'archiviazione di Virginia Raggi nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina di Salvatore Romeo a capo della sua segreteria politica. Secondo il gip Annalisa Marzano “l'inconsistenza degli addebiti impone l'archiviazione del procedimento per l'inconsistenza della notizia di reato”. Il sindaco di Roma esulta su Facebook: “Il Tribunale di Roma ha cancellato più di un anno di fango”. È vero la gogna mediatica-giudiziaria è un vero e proprio calvario per chi la subisce. Dopotutto l'articolo 27 della nostra Costituzione (la nostra, si sa, è la “Costituzione più bella del mondo”) lo dice chiaramente: “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Peccato che Raggi, nel momento in cui certifichi questa inequivocabile verità, dimentichi che il M5s, il partito di cui fa parte, non perda mai occasione, davanti a ogni indagato proveniente dalle file degli avversari, per agitare la forca e gettare un po' di fango. 

 

 

Meno di un mese fa Il Gazzettino aveva pubblicato la “circolare” inviata via sms ai candidati veneti del Movimento dal responsabile locale della comunicazione. Poche parole ma chiare: “Ognuno di voi va a cercarsi i diretti concorrenti e tira fuori tutto il peggio che si può tirar fuori. Nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni”. Il “fango” come strumento di campagna elettorale. Con buona pace di Virginia Raggi. 

 

La vicenda Romeo e il processo Marra. La vicenda che riguarda Salvatore Romeo inizia nel luglio del 2016 quando, dopo essere stata eletta sindaco, Virginia Raggi lo nomina a capo della sua segreteria politica. Romeo è un dipendente comunale. Si mette in aspettativa e viene riassunto con un sostanzioso aumento di stipendio (da 39 mila a 110 mila euro ridotti poi, dopo i rilievi dell'Anac, a 93 mila). Con l'arresto di Raffaele Marra, Romeo finisce sul banco degli imputati. Anche lui, con Raggi, Frongia e Marra fa parte della chat di Whatsapp “Quattro amici al bar” che, secondo gli oppositori grillini del sindaco, è il gruppo di potere che decide tutto ciò che succede in Campidoglio. Non solo, Romeo viene indicato come il canale di collegamento tra Marra e Raggi. Così, nel dicembre 2016, si dimette. Il 9 gennaio del 2017 il sindaco viene iscritto nel registro degli indagati. Le vengono contestate la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, che da vicecapo della polizia municipale viene trasferito alla Direzione Turismo del Campidoglio, e quella di Romeo. Il 2 febbraio i magistrati ascoltano Raggi ed emerge che Romeo, un anno prima, ha stipulato alcune polizze indicando proprio il sindaco tra i beneficiari.

 

Sul caso di Renato Marra Raggi ha chiesto il giudizio immediato (il processo inizierà il 21 giugno 2018). Su Romeo è invece arrivata la richiesta di archiviazione. E sulle tre polizze il gip scrive: “Appare piuttosto stravagante e comunque probatoriamente inconsistente conferire valenza illecita alle tre polizze assicurative che indicavano Virginia Raggi quale beneficiaria soltanto in caso di morte di Salvatore Romeo”.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    20 Febbraio 2018 - 20:08

    A me quella che appare piuttosto stravagante è la gip.Ma è vero che l'intromissione della magistratura inquina e altera ogni considerazionr politica. Il punto è che i Romeo e i Marra erano funzionari del Comune e che questi hanno stretto un patto con una parte politica anche prima delle elezioni. Ciò non è consentito perchè viola il principio dell'imparzialità della Pubblica Amministrazione. Solo se sei magistrato o giornalista riesci a non capire.

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  • luigi.desa

    20 Febbraio 2018 - 19:07

    Caro Cerasa da antico lettore del giornale credo che la battataglia del nostro giornale sia di retroguardia. Non mi sono spremuto il cervello è che se anche i grillini scoprino ( oddio il cong. !!!!! ma non si doverebbe dire scoprano? che io mela cevessi!!!) che Di Maio è un serial killer la adesione di parte del popolonzo italico non muterebbe .E' tutta qui la forza del grillismo .Il simpatizzanter grillino si mette il dito medio nel culo e estraendolo lo odora e esulta:"E' tutto uno schifo" . Ma io vecchissimo marpione mi sovvengo ,ma Di Maio nell'odorar quel dito non sarà che il suo uno vale uno glielo ha giustappunto estratto dal sul sfintere trasparente e puro . Per la precisione dal culo di Di Maio,of course.

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