Manifesto fogliante del buon senso trasversale per il dopo voto: le firme

Claudio Cerasa

Mettiamo per un attimo da parte il “chi” e proviamo a concentrarci ancora sul “cosa”. Mettiamo per un attimo da parte i numeri, i sondaggi, i seggi, le proiezioni, le combinazioni e l’algebra e proviamo a stare ancora per un po’ sui contenuti, non sul come si può fare ma, appunto, su cosa si può fare e cosa si dovrebbe fare una volta conclusa la campagna elettorale. Mettiamo per un attimo da parte gli scenari possibili del dopo voto e concentriamoci dunque non sui politici su cui scommettere ma, e scusate il gioco di parole, sulle politiche su cui scommettere. Venerdì scorso sul Foglio abbiamo provato a mettere insieme alcune idee su quello che potrebbe essere un possibile manifesto del buon senso trasversale da mettere in campo all’interno del prossimo governo e lo abbiamo sottoposto ad alcune persone di sensibilità diversa. Politici, osservatori, professori, imprenditori, manager. Il senso dell’appello è riassumibile in poche righe, che sono quelle messe in circolo dal Foglio. Le righe sono queste, e ve le riproponiamo, le adesioni arrivano subito dopo, e sono tutte interessanti.

 

Pronti? Via. “A prescindere da chi andrà al governo chiediamo alle forze politiche di impegnarsi nella prossima legislatura a non sostenere alcuna politica protezionista, alcuna politica anti vaccinista, alcuna politica anti europeista; a non avallare alcuna politica finalizzata a indebolire l’euro, a smantellare la riforma del lavoro, a scassare la riforma delle pensioni; a mettere in campo un intervento progressivo per il taglio delle imposte e in particolare del cuneo fiscale per le imprese che investono in tecnologia e competenze, promettendo di non finanziare le riduzioni con aumenti di deficit pubblico; ad alleggerire in modo progressivo il nostro debito pubblico senza tradire i vincoli europei, il cui rispetto ci permette di essere credibili sui mercati internazionali anche in presenza di un debito pubblico molto elevato; a liberalizzare i servizi pubblici locali promuovendo nel settore un modello di concorrenza simmetrico a quello promosso sulle tratte ad Alta velocità; a promuovere in ogni sede accordi di libero scambio e internazionalizzazione, finalizzati a sostenere gli scambi commerciali delle nostre imprese con l’estero; a legiferare a favore di accordi che favoriscano un sistema di contrattazione salariale decentrato che consenta di detassare in modo più efficace rispetto a oggi ogni incremento di produttività; a sostenere qualunque tentativo di ridurre i tempi del processo penale battendosi contro ogni tentativo di violare il nostro stato di diritto aumentando i tempi della prescrizione; a promuovere un severo efficientamento della Pubblica amministrazione attraverso un sistema di incentivi tarato per punire le inefficienze e per premiare chi lavora di più”. Chiaro, no?

 

Negli ultimi giorni, il Foglio ha ricevuto molte adesioni, e l’elenco completo lo troverete domani sulle pagine del nostro giornale, e chi vuole può scrivere qui a nosfascisti@ilfoglio.it, ma tra le prime e più significative adesioni, anche con qualche commento, qualcuna merita di essere messa a fuoco con attenzione.

 

Concorda con l’appello il professor Francesco Giavazzi, economista, docente di Politica economica all’Università Bocconi di Milano, che però, correttamente, dice che il modello di concorrenza che andrebbe promosso non è quello ispirato al duopolio delle ferrovie, semmai l’esempio giusto da prendere in considerazione è il tipo di concorrenza che governa il mondo della telefonia mobile. Concorda con l’appello anche l’ingegnere Carlo De Benedetti, che con un sorriso dice che “questo è il primo appello che firmo in 84 anni”. Anche Lorenzo Bini Smaghi, economista e presidente di Société Générale, concorda con il Foglio, dicendo che l’appello è “molto condivisibile”, anche se aggiungerebbe “un riferimento alla riforma del sistema del welfare e delle politiche attive del lavoro che sostengano il reddito di chi perde il posto di lavoro e che accelerino i tempi per trovare una nuova occupazione”. Anche Guido Tabellini, rettore della Bocconi, sostiene che il manifesto del Foglio sia quello giusto da seguire a partire dal cinque marzo. “Sono molto d’accordo naturalmente e sottoscrivo in toto. Vi è però – nota Tabellini – un’omissione importante: il capitale umano. La sfida per la crescita è riuscire a innovare di più. E’ difficile riuscirci senza migliorare la scuola italiana, e investire di più in ricerca e università”. Anche Elsa Fornero, ex ministro del Welfare, si ritrova nel manifesto fogliante, anche se vorrebbe vedere anche le parole “società inclusiva” (donne e giovani) e “maggiore equilibrio nei rapporti economici tra generazioni”. D’accordo anche Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. D’accordo anche Maurizio Stirpe, imprenditore, vicepresidente di Confindustria. D’accordo anche Aurelio Regina, presidente e azionista di Manifatture Sigaro Toscano. “Condivido, ma aggiungerei anche qualcosa sulle infrastrutture e su riforma ed efficientamento del mercato energetico e mi pare sufficientemente completo”. D’accordo anche Angelo Panebianco, docente di Scienze politiche ed editorialista del Corriere della Sera come Francesco Giavazzi, che dice di sostenere l’appello a condizione che sparisca la parola “ efficientamento”. D’accordo anche Alessandro Sallusti, direttore del Giornale. Giuliano Da Empoli, scrittore, presidente del think tank Volta, candidato per il Senato per il Pd, e anche Davide Serra, amministratore delegato di Algebris, e il presidente uscente della commissione Bilancio del Senato, Giorgio Tonini. Anche Catiuscia Marini, governatrice dell’Umbria, dice di essere “perplessa solo sulla contrattazione decentrata che applicherei per le imprese con più di 50 dipendenti, mentre per il resto condivido tutto”. Concordano con lo spirito e i punti dell’appello anche il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. E lo stesso anche il presidente e l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna e Fabio Gallia. “Lo sottoscrivo pienamente – dice Costamagna – anche se sarei ancora più incisivo sulla riforma della giustizia per ottenere maggiore certezza del diritto”. “Sono molto d’accordo – dice Gallia – aggiungerei anche una maggiore attenzione ai giovani e alla semplificazione”.

 

In Portogallo, prima delle ultime elezioni politiche, i due maggiori partiti sottoscrissero l’adesione a un programma di governo indipendentemente dall’esito delle elezioni. Il Portogallo, grazie a questa convergenza preliminare attorno a un manifesto riformista serio e trasversale, è arrivato a raggiungere risultati record. Nel 2017, ha registrato la crescita più consistente nell’arco degli ultimi diciassette anni, con un’espansione del pil pari al 2,7 per cento, contro l’1,5 per cento del 2016. Qualcuno lo chiamerebbe inciucio. Noi qui lo chiamiamo semplicemente buon senso. Per chi vuole, si firma qui: nosfascisti@ilfoglio.it

 

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