La chiara ambiguità del Cav. sull'inciucio

Redazione

Ormai Berlusconi è la principale preoccupazione dei suoi alleati. Giorgia Meloni e Matteo Salvini cercano di chiuderlo nell’angolo e lui sguscia via, tentano di incatenarlo e lui, come Houdini, ogni volta si libera. Non riescono a capire chi sia il suo candidato premier: una volta è il generale Gallitelli (quando non sa che nome fare), un’altra è Mario Draghi (quando vuole provocare Salvini). Prima il leader della Lega ha provato a portarlo dal notaio per siglare un “patto anti-inciucio”, in cui i contraenti giurano di non appoggiare mai un governo con il Pd. Ma il Cav glissa, perché dice che tra amici basta una stretta di mano, non c’è mica bisogno delle carte bollate. Ma gli alleati non si fidano, avvertono nell’aria lo spirito del Nazareno. E così Giorgia Meloni prova a trascinarlo in piazza. Va bene, il notaio no, ma allora vieni a una manifestazione “anti-inciucio”, dice la leader di Fratelli d’Italia. Berlusconi però declina pure quest’invito, in maniera chiara ma anche equivoca. Da un lato dice che fare manifestazioni del genere “darebbe l’impressione ai nostri elettori che ci sia la possibilità di accordi con la sinistra, che non c’è. Che senso ha fare una manifestazione su una cosa chiarissima?”, e dall’altro dice di non essere d’accordo sul significato della parola “inciucio”: “In Germania c’è da 70 anni. Distinguiamo tra un accordo di fronte a tutti e un accordo segreto tra partiti”. Il Cav. fa capire che le larghe intese vanno bene, ma precisa che “non ci sarà bisogno di coalizioni allargate” perché il centrodestra avrà la maggioranza. Nella sua ambiguità, in fondo, il Cav. è il più limpido e lineare: le urne difficilmente produrranno una maggioranza solida e un governo stabile. In certe circostanze “inciucio” non è un parolaccia, ma ragion di stato. Come in Germania.

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