Il favoloso romanzo della scissione annunciata di Liberi e uguali

David Allegranti

Roma. Ma le candidature le chiudete oggi? “Ah boh. Tutti i giorni si sente dire ‘oggi è quello giusto’. E’ la quarta volta questa settimana”, rispondono da LeU, dove ogni ora che passa porta in dono il rischio di una scissione. Non si mettono d’accordo, i vari generali. Qualcuno di loro pensa ancora di essere a capo di un partito dal 30 per cento, e invece si trova a co-dirigere una nuova formazione che veleggia attorno al 5. E in tutta Italia c’è malumore per le candidature (ieri intanto Pietro Bartolo, responsabile medico dell’isola di Lampedusa ha detto no). Quelle “calate dall’alto”, per esempio, disturbano non poco i dirigenti locali. Da Anna Falcone candidata in Friuli a Roberto Speranza in Toscana. Tutte candidature ufficiose, niente è ancora definito, ma sufficienti a far arrabbiare le molte componenti di Liberi e Uguali.

 

“I territori sono in rivolta in tutto il paese – dice Michele Piras, deputato sardo di Mdp – e le liste sono deboli, contrastate, escludenti, chiuse all’innovazione. Nonostante gli appelli si procede con l’imposizione di candidature estranee e non condivise dai territori, si esercitano irricevibili e sgradevoli veti su tantissimi deputati e senatori uscenti, si sta mortificando il processo partecipativo territoriale collegialmente deciso nelle scorse settimane, abusando ovunque dello strumento delle pluricandidature. Sia chiaro che così si rompe tutto”.

 

Sembra un riferimento, neanche troppo velato, a Laura Boldrini, che – spiega Onorio Rosati, aspirante governatore della Lombardia per Liberi e Uguali – “sarà candidata alla Camera in tutti e quattro i collegi plurinominali di Milano”.

 

La questione non è secondaria: “In LeU ci sono le femministe per se stesse, come Boldrini e Rossella Muroni che si mettono con le pluricandidature ovunque uccidendo tutte le altre donne”, dice al Foglio un senatore. E mentre c’è chi ha un collegio sicuro garantito, come Falcone, che fino a poche settimane fa chiedeva dal palco del Brancaccio “candidati scelti dai territori con metodo democratico” (ed è lei stessa a dirlo, con fare ingenuo, su Facebook), Elisa Simoni di Mdp viene dirottata fuori dalla sua regione, la Toscana, dove ha voti, e forse sarà candidata a Roma (saranno contenti i suoi ex compagni di partito del Pd).

 

LeU intanto perde pezzi.

 

Pippo Civati minaccia di andarsene e intanto nel Lazio non ha appoggiato la candidatura di Nicola Zingaretti, mentre Possibile Napoli “prende le distanze” da Liberi e Uguali. Dice Anna Starita della sezione napoletana del partito di Civati: “Siamo costretti a riconoscere il nostro fallimento: la scelta delle candidature è un momento decisivo, perché anche le migliori idee hanno bisogno di gambe su cui camminare, e questa scelta sta avvenendo con metodi che mostrano tutto meno che volontà di rinnovamento. Già si è discusso troppo di nomi e poco del progetto, ma è inaccettabile che ci siano state proposte di candidatura misteriosamente scomparse appena prima di essere discusse al tavolo nazionale, mentre invece i selezionati da Roma venivano paracadutati in tutta Italia. Queste pratiche ci costringono a prendere le distanze da Liberi e Uguali. E’ una scelta di coerenza: non abbiamo intenzione di fare politica con ciò che è solo un ulteriore accrocchio di ceto politico”.

 

A un passo dalla scissione, pardon, dall’implosione.

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