Gentiloni porta l’orgoglio Italia a Davos

Redazione

L'Italia e l'Eurozona sono attese da sfide ancora più grandi rispetto a quelle affrontate negli anni della crisi economica e, tra queste, le principali sono quelle del populismo e del protezionismo. Il premier Paolo Gentiloni è intervenuto al World Economic Forum di Davos e ha passato in rassegna i risultati raggiunti dal suo governo, da quelli economici a quelli nella gestione dei migranti, ma anche messo in guardia sulle minacce per la comunità internazionale che si affacciano all'orizzonte. "La nostra crescita è stata di almeno l'1,5 per cento nel 2017, oltre il doppio rispetto alle previsioni. L'export è aumentato del 9,7 per cento tra novembre 2016 e novembre 2017. E la produzione industriale è aumentata del 2,7 per cento su base annua", ha ricordato Gentiloni. L'Italia si è dotata degli strumenti ideali – il premier ha citato anche il Jobs Act – per garantire la "flessibilità" del mondo del lavoro, adattandosi alle nuove sfide poste da un sistema globalizzato. Una globalizzazione che va intesa come risorsa, ha spiegato il presidente del Consiglio, che ha anche messo in guardia dai rischi del protezionismo e dal ritorno dei nazionalismi.

 

  

"Viviamo in un mondo caratterizzato dalla richiesta di soddisfare esigenze in breve tempo. Un mondo inimmaginabile appena 20 anni fa, in cui la comunicazione tra miliardi di individui permette di raggiungere ogni angolo della Terra in pochi minuti. Per essere preparati a vivere con ritmi simili – ha detto Gentiloni – accogliendo questi cambiamenti tecnologici, le intelligenze artificiali e tutto quello che la scienza ci sta portando, abbiamo bisogno di nutrire il senso del tempo e della comunità. Il senso di quanto dobbiamo gli uni agli altri e alla nostra storia". Ma, ha chiarito il premier, "storia" e "radici" "non sono sinonimi di protezionismo. Sono degli strumenti che usiamo in un dialogo globale e di cooperazione internazionale". L'Italia ha dimostrato di essere un paese orgoglioso e responsabile, ha aggiunto Gentiloni, anche di fronte a eventi epocali nei quali questa "cooperazione internazionale" talvolta è venuta meno. Il riferimento è all'immigrazione, settore in cui, ha ricordato il premier, "spesso da sola, l'Italia è riuscita a ridurre del 70 per cento i flussi degli sbarchi attraverso il Mediterraneo".

   

Sul voto del 4 marzo, Gentiloni si è detto ottimista sulla sconfitta "delle istanze populiste", che danno "risposte sbagliate alle giuste domande". D'altra parte, ha riconosciuto il presidente del Consiglio, il populismo è una realtà che minaccia l'Europa intera: "I sistemi politici europei stanno attraversando cambiamenti senza precedenti. Emergono nuovi partiti, i discorsi populisti più radicali sono diventati endemici e la frammentazione politica è la nuova caratteristica del Vecchio continente".

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