Cosa ci dice la libreria di una candidata alle parlamentarie del M5s

Marco Archetti

Sulle prime ci si chiede: ma come? Un’indomita cavalcatrice dei venti della Rete, fiera propugnatrice della Teodicea digitale e candidata alle liste del MoVimento dei MoVimenti, deve – nell’ordine – imbandire in pochi secondi una grande proposta pantoclasta, scatenare immaginari palingenetici, infervorare gli infervorati, e cosa fa? Si presenta alla platea cliccante (che scalpita pensando al 4 marzo e alle luminose tastiere dell’avvenire e agli schermi retroilluminati della democrazia diretta triumphans) e non trova altro che posizionarsi davanti all’immancabile libreria-totem zeppa di cadaveri di carta, per di più impilati tra soprammobili di gatti amorosi e candele profumate, in camicetta bianca come una Libera e uguale qualunque?

  

Ammettiamolo, si poteva fare di meglio che vaneggiare d’amore davanti a una necroteca per comunicare tutta la baldanzosa Beppemania, l’amor del pericolo, il passo di corsa e l’egemonia del byte. Ma andiamo oltre. Ci mostra i suoi titoli, la candidata? Esibisce le tracce del suo “percorso”? Noi le seguiremo, e le analizzeremo basandoci sull’esperienza. Nella nostra libreria, quali testi collochiamo in alto? Quelli che ci hanno formato, cui concediamo non una posizione ma un’incoronazione. Terzo ripiano: tra alcuni saggi Laterza, un “Practical English Usage” di manabile mondanità e un verdolino della biblioteca di Repubblica, maramaldeggia e troneggia Naomi Klein con due tomi. Il primo è “NoLogo”, grande Bibbia antiglobal in drastica grafica rosso-bianco-nera, proteina base di coloro che si sono formati nella “culture jamming”. Il secondo è “Una rivoluzione ci salverà”, saggio contundente di paonazza drammaturgia emergenziale, in cui la Klein non cincischia coi mezzi termini, ceffona il capitalismo delle élite, boccia la green economy di maniera e vaticina una galvanizzante rifondazione. (Occhiata ai commenti sul sito Rizzoli: i lettori parlano dei poteri forti che vogliono comandare “l’universo mondo” e incoronano l’autrice come dea dei contenuti “ispirati” – una certa nuance di carisma soprannaturale si appioppa prima o poi a qualunque guru). Poco più in là spicca anche un “Pane e bugie” di D. Bressanini, saggio sfata-miti che in aletta sfoggia la formula passe-partout “perché nessuno lo dice?”. Secondo ripiano: “Insciallah” di Oriana Fallaci (da citare durante cene ethnic food esecrando l’insolubilità del nodo mediorientale), un Nick Hornby (“Come diventare buoni”, amato in quanto “illuminante”), “Nonzero” di R. Wright (chi siamo?) e un “Chi ha paura della Cina” (dove andiamo?). “Rivoluzione” è sostantivo che rifulge anche nel primo ripiano: il libro non lo si indovina, ma è poggiato su un Newton Compton che ne rafforza il concetto. Ovviamente sfolgora anche una copia de “La casta”, libretto rosso dell’indignato, vangelo-codice, algoritmo-Weltanschauung. Tuttavia la sorpresa è in basso a destra del televisore: un testo su Beppe Grillo. E sotto, una Bibbia. Non possiamo giurarlo, solo supporlo. Però sì, abbiamo sorriso.

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