Argini alla demagogia

Luciano Capone

Roma. Usando un termine coniato proprio da Silvio Berlusconi, si può dire il programma del centrodestra è il più “ribellista”. Il Movimento 5 stelle lancia il reddito di cittadinanza da 780 euro al mese? Forza Italia rilancia con il reddito di dignità da 1.000 euro. Il Pd vuole abolire il canone Rai? Il centrodestra abolirà anche il bollo auto. Liberi e uguali vuole cancellare il superticket sanitario? Il centrodestra offrirà assistenza gratuita anche agli animali. E’ un programma pieno di proposte irrealizzabili, idee inconciliabili e spinte contraddittorie: più spesa pubblica e meno tasse, innalzamento delle pensioni minime e flat tax, aumento del deficit e riduzione del debito. La Lega ha come punti irrinunciabili l’uscita dall’euro, l’abolizione della riforma Fornero e la flat tax; Fratelli d’Italia vuole asili nido gratuiti, “reddito bimbo”, cancellazione dell’Iva sui pannolini e difesa “feroce” del made in Italy; Forza Italia fa più promesse di tutti: abolizione dell’Imu, del bollo auto, dell’Irap, flat tax, aumento delle pensioni, riduzione dell’età pensionabile e persino un “piano Marshall per l’Africa” per aiutare anche i paesi poveri. Attualmente il programma del centrodestra è meno dettagliato e più sfasciaconti di quello del M5s, eppure un governo Di Maio è visto con molta più preoccupazione. Secondo molti osservatori e tanti ex nemici Berlusconi è un argine al populismo, l’uomo che può garantire la stabilità o comunque il meno peggio. Eugenio Scalfari, l’avversario di sempre, lo preferisce a Luigi Di Maio e Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist che lo definiva “unfit to lead”, dice che il Cav. è l’uomo che può salvare il paese da un governo M5s o Lega. In Europa il Ppe e Angela Merkel si sono affidati a lui per fermare l’onda populista.

 

Da dove giunge tutto questo credito? Paradossalmente dalla convinzione che l’ex premier non farà tutto ciò che dice la sua coalizione. Se Di Maio e Salvini sono ritenuti pericolosi e inaffidabili perché proveranno a fare ciò che promettono, la credibilità e l’affidabilità di Berlusconi derivano dal fatto che non manterrà le promesse più assurde e incompatibili con la finanza pubblica e si impegnerà per sabotare quelle degli altri. E non si tratta di una fiducia al buio.

 

La folle strategia di Berlusconi, quella di arginare i “ribellisti” facendo il populista, sta portando risultati concreti sia dal punto di vista dei sondaggi – Forza Italia è data stabilmente sopra la Lega – sia da quello programmatico. Nella riunione di domenica ad Arcore tra Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni è stato siglato un accordo sui punti fondamentali del programma del centrodestra in cui manca qualsiasi riferimento antieuro. Eppure fino a poco tempo fa l’uscita dall’euro, insieme all’abrogazione della riforma Fornero, era per la Lega la conditio sine qua non per ogni accordo: “Chiunque si voglia alleare con la Lega deve sottoscrivere un programma dove al primo punto c’è la sovranità monetaria”, diceva Salvini. Ora l’Eurexit è sparita. Il leader della Lega ha perso sull’euro ma ha vinto sulle pensioni? “Cancellazione della legge Fornero nel programma del centrodestra: missione compiuta”, ha esultato Salvini. Però nel comunicato congiunto non si parla di “cancellazione”, ma di “revisione” degli “effetti deleteri della legge Fornero”. In questa locuzione c’è tutta l’opera di Berlusconi. 

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