Il governatore dell'Umbria difende il sindaco di Norcia indagato per il post terremoto: no all'immobilismo

David Allegranti

Roma. Quello di sindaco è un mestiere complicato. Specie oggi che i Comuni non hanno più soldi. Se poi fai il sindaco in una zona terremotata e hai urgenza di rimediare con pochi mezzi ai danni, senza metterci un’eternità, diventa impossibile arrivare indenne alla meta. Ne sa qualcosa il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno (centrodestra), che è indagato per aver autorizzato, con procedure di emergenza, la costruzione di un centro polifunzionale della Pro loco nella frazione di Ancarano. Tra gli indagati, peraltro, ci sono anche il presidente della Pro loco e il direttore dei lavori.

 

La presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini, del Pd, dice di essere “esterrefatta”: “Sono 16 mesi che i sindaci, i funzionari comunali e regionali, tanti dipendenti pubblici stanno gestendo quest’anno difficile di fase emergenziale. Ci sono state oltre 70.000 scosse sismiche in questi mesi, di cui ben 7 superiore al 5 grado di magnitudo e ben 1000 tra 4 e 5. La popolazione di Ancarano è stata ricoverata per alcune settimane in una struttura precaria con bagni igienici esterni. Ora grazie ad una donazione di privati si sta realizzando una struttura che serve ancora alla fase emergenziale della vita di comunità”.

 

Due ordinanze della protezione civile, la numero 394 e la numero 460, autorizzano le Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, d’intesa con i Comuni, a realizzare “strutture temporanee con finalità sociali ovvero volte a consentire la continuità delle attività economiche e produttive preesistenti”. E i comuni “al fine di preservare il tessuto sociale nei territorio interessati dagli eventi sismici” sono autorizzati “ad accettare donazioni, provenienti anche da soggetti privati, di strutture temporanee”. Per realizzare questi interventi possono procedere in deroga ad alcune norme.

 

Il perché è evidente e lo spiega al Foglio la governatrice dell’Umbria, molto preoccupata per quel che sta succedendo: “Non siamo in presenza di un abuso edilizio, ma di una struttura autorizzata”. Struttura prevista dalle ordinanze della protezione civile. Come quella di Ancarano. “Una struttura sociale polivalente - dice Marini - che è anche attrezzata per sostenere la popolazione nel caso in cui ci sia un’emergenza. Eventualità da non sottovalutare, visto che le scosse sono continuate anche dopo il terremoto. Questa struttura è attrezzata con posti letto, può avere anche una cucina. C’è stata insomma una lungimiranza nel realizzarla, come per altre che intendiamo realizzare. Il punto è questo: stiamo parlando di strutture che hanno ricevuto l’autorizzazione, non sono abusive”.

 

In questo modo, peraltro, a nessuno verrà più voglia di impegnarsi non solo politicamente, ma anche civilmente, per risolvere velocemente un problema. Anche perché se una volta tocca al sindaco Alemanno, la volta dopo toccherà a un altro sindaco. “Non si deve dare l’idea a poveri sindaci, dirigenti del comune e funzionari delle amministrazioni locali che, vista la complessità normativa, sia a rischio qualunque atto assunto. Altrimenti il rischio è l’immobilismo. Noi non ci vogliamo sottrarre a nessun controllo, anche perché in casi di emergenza le risorse pubbliche spese sono tante, ma non servono analisi di lana caprine quando le stesse norme assicurano il regime autorizzatorio in deroga. Come nel caso di Ancarano. Già siamo lenti, se anziché usare le deroghe utilizziamo la procedura ordinaria queste strutture rischiamo di consegnarle in 2-3 anni e non in 8-9 mesi”. Insomma, aggiunge la governatrice, “fare il sindaco così diventa difficile. Anche perché così fuggono i donatori, i cittadini. Ho visto la popolazione spaventata dopo questa vicenda. Siamo fra l’incudine e il martello, e i sindaci prendono botte a destra e a sinistra. Da chi li accusa di andare troppo piano e di metterci troppo a costruire strutture che servono alla gente e da chi invece li accusa di andare troppo veloci e di non garantire la norma”.

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