2018, l’eternità del Cav. tra un Matteo e l’altro

Claudio Cerasa

Inutile girarci intorno. L’eternità di Silvio Berlusconi sarà il grande filo conduttore dei prossimi mesi di politica italiana ma l’eternità del Cav. non la si può comprendere senza mettere a fuoco le ragioni che durante il 2018 permetteranno all’ex presidente del Consiglio di essere ancora il personaggio centrale della politica italiana, a ventiquattro anni dal primo giorno passato a Palazzo Chigi. Proviamo una sintesi brutale di inizio anno concentrandoci su quattro punti. Il primo dato non è politico ma è culturale: a differenza dei suoi avversari, Berlusconi è una rockstar che esiste a prescindere dalla politica e per questa ragione il Cav. è e sarà ancora credibile nel ruolo del politico imprenditore in campo contro i turisti della politica e della democrazia. Il secondo dato è legato a un fattore quasi calcistico e in questo Berlusconi somiglia all’ex centrocampista dell’Inter Lothar Matthäus, che con l’avanzare dell’età ha via via cambiato ruolo pur senza perdere una certa classe.

 

Come un buon Matthäus, Berlusconi, nel corso degli anni, è rimasto sempre al centro del gioco, pur cambiando spesso posizione in campo. E proprio come un buon calciatore, il Cav. è riuscito sempre a prendere in contropiede l’avversario intuendo prima degli altri il senso di una fase politica. Vale per il passato, quando ha incarnato meglio di chiunque altro il sentimento maggioritario italiano. Vale per il presente. Ed è difficile non ammettere che oggi Berlusconi incarni meglio di chiunque altro il sentimento proporzionale del nostro paese. E se ci si pensa bene questa oggi è la vera forza di Berlusconi: pur essendo a capo di un partito che vale dieci punti in meno rispetto al Pd e al 5 stelle, il Cav. sa che il suo partito è l’unico a poter affrontare le elezioni con due piani plausibili: il piano A e il piano B (vale per il voto di marzo, vale per il possibile replay il prossimo autunno). Un terzo elemento cruciale dell’eterna ma mutante identità di Berlusconi è la capacità dell’ex presidente del Consiglio di impersonificare il volto di un elettorato indignato non per ragioni di carattere populistico ma per ragioni di carattere riformistico. E in fondo sia quando Berlusconi parla di giustizia ingiusta sia quando parla di fisco ingiusto al centro di tutto c’è un’idea precisa: l’idea che la politica debba aiutare il cittadino a essere più libero e a emanciparsi dalla pedagogia di stato. La combinazione di questi elementi ha permesso alla rockstar del centrodestra di restare al centro della scena anche nei momenti in cui la scena sembrava allontanarsi di lui.

 

Ma al centro del successo di Berlusconi c’è anche un altro elemento, che un tempo in pochi notavano e che oggi è sotto gli occhi di tutti: la capacità di essere un argine al populismo. E’ andata così quando Berlusconi è riuscito a costituzionalizzare la destra fascista e la lega secessionista. Va così oggi, con Berlusconi che è diventato anche agli occhi di alcuni avversari storici uno degli argini al populismo anti sistema. Un argine al Movimento 5 stelle. Ma un argine se ci si pensa anche al salvinismo. All’interno di questo mosaico manca solo il tassello delle elezioni, quando Berlusconi probabilmente dovrà decidere se il modo migliore per combattere il grillismo è allearsi con un gemello di Grillo o con un gemello di Berlusconi. Pensiamoci bene: secondo voi il Cav. si fida più di un possibile alleato che somiglia a Grillo o di un possibile alleato che somiglia a Berlusconi? Un Matteo non vale l’altro ma qualunque sarà il Matteo con il quale il Cav. proverà a formare un governo l’unica certezza quasi (quasi) matematica è che in un modo o in un altro Berlusconi, a ventiquattro anni dalla sua prima volta a Palazzo Chigi, sarà ancora al centro del campo a dettare i tempi del gioco. Oggi come allenatore. Domani chissà. Buon anno a tutti.

 

(L’editoriale è apparso sull’ebook “2018, l’anno che verrà” a cura di Good Morning Italia)

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