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La carica dei micropartiti. Ingroia lancia “La mossa del cavallo"

Dopo Rivoluzione Civile l'ex magistrato, con Giulietto Chiesa, si rivolge “a tutti quelli che non sanno più per chi votare”. Ma non solo i soli scendere in campo: dalla coppia Montanari-Falcone al generale Pappalardo sono in buona compagnia 

15 Novembre 2017 alle 17:28

La carica dei micropartiti. Ingroia lancia “La mossa del cavallo"

L'immagine postata su Facebook da Giulietto Chiesa

Roma. Con sprezzo del pericolo e finanche del ridicolo, Antonio Ingroia, già fondatore di Rivoluzione Civile poi diventato Azione Civile, e Giulietto Chiesa, turbokomplottista col k, lanciano un nuovo partito: “La mossa del cavallo”. “Per tutti quelli che non sanno più per chi votare, nasce una nuova prospettiva”, dice Chiesa. “E’ la società civile che si organizza. Non è un nuovo partito. E’ un programma politico forte, concreto, realistico, per salvare l'Italia dal degrado in cui si trova. Un programma di donne e uomini competenti, onesti, coraggiosi. Io (con molti altri) ne sono uno dei promotori. E’ una proposta che si rivolge a tutti coloro che vogliono risorgere, individualmente, collettivamente”. Forse pure spiritualmente. “Non è l’ennesimo tentativo di unire la sinistra, o di ripartire da nostalgie del passato. Lo abbiamo chiamato ‘Mossa del Cavallo’ per far capire che bisogna scavalcare questi partiti inetti e/o corrotti, o entrambe le cose”.

 

   

Ingroia e Chiesa sono una garanzia di insuccesso anche per un partito complottista, ma non sono gli unici, in un paese di sessanta milioni di ct della Nazionale e di sessanta milioni di segretari di partito, a scendere (scendere parecchio) in campo. Eccone alcuni. 

 

1) Tomaso Montanari e Anna Falcone ci hanno provato, ma hanno preso una cantonata. Volevano unire la sinistra alla sinistra della sinistra, contro la destra renziana. Mai col Pd, ma con i padroni delle ferriere del 2017. Al Brancaccio si doveva tenere un’assemblea, “una bella assemblea civica e programmatica” ma siccome rischiava di “trasformarsi in uno scontro tra partiti” hanno preferito annullarla. Meglio la società civile che la sera legge Kant prima di dormire. 

 

2) “Movimento Nazionale per la Sovranità”. Ormai se sei di destra e non piazzi “sovranità” da qualche parte non sei nessuno, non hai identità, non sei un vero conservatore o presunto tale. Sicché ecco il Movimento Nazionale per la Sovranità con Francesco Storace presidente, Gianni Alemanno segretario e Roberto Menia vicesegretario. Praticamente l’Alleanza Nazionale delle assemblee con le scarpe a punta e le cravatte col nodo grosso in pieno spirito svolta di Fiuggi: il movimento infatti ripudia “qualsiasi forma di violenza e, discriminazione basata sulle differenze di sesso, di razza, di religione e di condizione sociale ed economica”.

 

3) “Partito comunista”. In quest’ondata di revival e reunion, poteva mancare Marco Rizzo, già deputato di Rifondazione e dei Comunisti italiani, che riportava in vita il partito comunista, peggio noto come Comunisti - Sinistra Popolare? Rizzo s’è pure candidato sindaco a Torino (0,86 per cento, pari a 3.323 voti). “Tra Renzi e D’Alema non c’è nessuna differenza. Quando la sinistra si è allontanata dall’obiettivo del socialismo i risultati sono stati drammatici”, dice Rizzo ad Affari Italiani. La verità, garantisce Rizzo, è che “il comunismo a cent’anni dalla Rivoluzione del 1917 fa ancora paura perché è l’unica alternativa al capitalismo”.  

 

4) “Fronte Sovranista Italiano”. La sigla Fsi non è felicissima, perché rischia di essere scambiata per le Ferrovie dello Stato, ma tant’è. Il fronte ha una rivista, si chiama “Appello al popolo”. “Ci libereremo!”, dice lo slogan. E da cosa? “La nostra analisi muove dalla constatazione che sussiste un irrimediabile contrasto tra la Costituzione (in particolare tra il Titolo III dedicato ai rapporti economici) e i Trattati europei, in ragione del quale, da ormai più di venti anni, Parlamento e Governo italiani svolgono il diritto europeo, anziché il diritto costituzionale dei rapporti economici”.

 

5) “Movimento Liberazione Italia”. Lo avete visto in azione nei giorni del voto in parlamento sul Rosatellum. Fuori, davanti Montecitorio, il generale Antonio Pappalardo arringava la folla (si fa per dire), la stessa che ha fischiato Alessandro Di Battista, poi vendicato dal padre Vittorio che si è rifatto provando a mollare un ceffone al Pappalardo stesso. Il movimento prevede la “centralità della vita e dell’essere umano, da difendere con ogni mezzo dallo strapotere della finanza”, nonché l’“abolizione di privilegi e caste”. Ecco alcune delle “prime ’16 mosse’ del Generale, per dare scacco ai corrotti, agli incapaci, ai collusi con le mafie e con le banche”. Le ambulanze, intanto, sono in arrivo. 

 

6) “Riscossa Italia”. Anche questo è un movimento sovranista e antieuropeista e vanta come esponente di punta nelle istituzioni Paola De Pin, senatrice a geometria variabile, di cui merita ricordare qui il curriculum: nel 2013 è stata eletta con il M5s, dunque ha costituito il Gruppo Azione Popolare (Gap), diventato poi Gruppo Azione Partecipazione Popolare (Gapp). Nel 2014 ha appoggiato la lista L’Altra Europa con Tsipras, dunque ha lasciato il Gapp per aderire a Italia Lavori in Corso (Ilic). Nel 2015 aderisce alla Federazione dei Verdi e al gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà. Nel 2016 lascia la Federazione dei Verdi e fonda, all’interno di Gal, la componente Euro-Exit. Nel 2016 aderisce al partito Alternativa per l’Italia e, infine, a Riscossa Italia. Per ora è tutto. Per ora. 

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