Il dramma della post verità applicato alla medicina. Il caso dei vaccini

Claudio Cerasa

Che problema abbiamo con la parola “vaccini”? Dati, allarmi, populismi. Perché la retorica No Vax si sposa con la battaglia anti casta

Michele Emiliano, governatore della Puglia, candidato alla segreteria del Pd, nell’attesa di spiegare cosa intende fare con il suo orripilante doppio incarico di politico e magistrato, ha scelto di farci sapere che non vieterà l’accesso a scuola ai bambini che hanno scelto di non effettuare le vaccinazioni obbligatorie: tutte, compreso ovviamente l’esavalente, vaccino contro la difterite, il tetano, la pertosse acellulare, la polio, l’epatite B, l’influenza di tipo B. Negli stessi giorni Davide Barillari, consigliere del Movimento 5 stelle della regione Lazio, idolo del movimento No Vax, No Vaccini, esiste davvero, ha deciso di schierare il Movimento 5 stelle contro una norma dalla regione Lazio che rende obbligatori i vaccini obbligatori per i bambini desiderosi di iscriversi a un asilo pubblico, spiegando che questi vaccini, come per esempio l’esavalente, non possono essere imposti a genitori che, aperte virgolette, “lo fanno solo perché glielo ordina il medico o il pediatra”. Negli stessi giorni, sempre per la gioia del movimento No Vax, un medico con posizioni negazioniste sui vaccini, il dottor Dario Miedico, già messo sotto indagine dall’Ordine dei medici di Milano, è stato invitato dalla Statale di Milano nell’ambito di un seminario così intitolato: “Le vaccinazioni, un caso di controversia scientifica”. Ma poi l’hanno fatto saltare.

 

Domanda: l’Italia ha davvero un problema con i vaccini? E se sì, di che problema si tratta, da dove nasce e cosa significa? Ci è parso giusto porci questa domanda non per una notizia che riguarda l’attualità italiana ma per una che riguarda l’attualità europea e si lega ad alcuni dati denunciati tre giorni fa dal ministro della Salute della Romania, paese che in linea d’aria a 1.098 km dall’Italia di Michele Emiliano e di Beppe Grillo. I dati dicono questo. Negli ultimi sette mesi, in Romania, 3.446 persone sono state colpite dal morbillo. Tra queste 17 persone sono morte (nel 2015 in tutto furono 7, in dodici mesi) e i decessi riguardano quasi tutti bambini non vaccinati in età compresa tra i dodici mesi e i quattro anni. Questo, ha ricordato il ministro rumeno alla Reuters, capita in un paese in cui la copertura per il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) è pari all’80 per cento per la prima dose, contro una media europea che invece è del 90-95 per cento (sotto la soglia del 95 per cento si perde la così detta immunità di gregge, che tutela i bambini più deboli che per varie ragioni non possono vaccinarsi). Che cosa c’entra questa notizia con l’Italia? C’entra per un numero sorprendente. L’andamento della curva che rileva i vaccini obbligatori da qualche anno ha cominciato a scendere. Nel 2016 ha toccato quota 93 per cento per le sei vaccinazioni contenute nell’esavalente. Nello stesso anno la copertura del vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) ha toccato quota 85 per cento.

 

E allora torniamo alla domanda di partenza: l’Italia ha un problema con i vaccini? E se sì, di che problema si tratta, da dove nasce e cosa significa? La risposta è sì: l’Italia ha un problema con le vaccinazioni che al momento (solo al momento) non costituisce una vera emergenza sanitaria ma che rappresenta invece la spia di un problema culturale con il quale devono fare i conti non solo il nostro paese ma più in generale le democrazie moderne. Il problema lo avrete intuito leggendo un passaggio di questo articolo: come può succedere che in un paese moderno sia necessario fare una legge per rendere obbligatorio un vaccino obbligatorio? L’origine della campagna No Vax è nota ai lettori di questo giornale: un ex medico britannico di nome Andrew Jeremy Wakefield ha sostenuto nel 1998 in una pubblicazione scientifica una correlazione tra il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e la comparsa di autismo; poco tempo dopo il contenuto della pubblicazione è stato smentito; Wakefield venne radiato dall’ordine dei medici per aver pubblicato una menzogna; e tempo dopo si scoprì che lo stesso medico aveva brevettato un sistema di vaccini separato per sostituire il trivalente che aveva additato come causa dell’autismo.

  

Sintesi estrema: un medico truffaldino radiato dall’Ordine dei medici dopo aver scritto un articolo per dimostrare una cosa non dimostrata da nessuno è diventato l’eroe di un movimento culturale che punta a instillare nelle coscienze delle persone, e soprattutto di noi genitori, dubbi riguardo un vaccino non obbligatorio. In un’epoca in cui le bugie vengono chiamate post verità succede che la post verità di Wakefield diventa incredibilmente una verità alternativa e a poco a poco il mondo No Vax diventa non il movimento ispirato a una bugia ma diventa un interlocutore, una controparte, un pezzo del reality show della democrazia, da consultare per capire meglio la realtà. La tesi-bugia di Wakefield riguardava solo un particolare tipo di vaccino (l’MPR) ma a poco a poco l’ondata di indignazione anti vaccini ha cominciato a uscire dal perimetro del particolare per entrare in una sfera generale al centro della quale si trova una domanda simile a quella che oggi in molti si fanno a proposito di testamento biologico: ma ognuno di noi è libero o no di fare quello che vuole con il nostro corpo e con le nostre vite? In Italia, la difesa della libertà di fare con il nostro corpo ciò che si vuole quando si parla di vaccini è stata fatta propria non a caso dai politici populisti e dai movimenti anti sistema.

 

Banalmente, si potrebbe dire che chi crede alle scie chimiche, alle teorie del complotto sull’11 settembre, ai microchip sottopelle, all’esistenza delle sirene, all’idea che dietro le stragi degli Anni di piombo ci sia il Bilderberg, alla convinzione che lo sbarco sulla Luna sia stato una finzione della Cia e che l’Aids sia la più grande bufala del secolo ha buone probabilità di credere che i vaccini siano non il simbolo dell’evoluzione scientifica delle nostre società ma un’invenzione diabolica delle case farmaceutiche, ovviamente intenzionate silenziare i dissidenti che combattono delle battaglie a sostegno dei cittadini indifesi. In un sistema non dominato dalla sindrome della post verità per chiudere il discorso sarebbe sufficiente dire che la scienza non è fatta di due campane, che se due più due fa quattro non si può dire che sia interessante ascoltare chi dice che fa cinque e che gli anti vaccinisti che dicono che i vaccini non sono sicuri dicono una bugia in quanto affermano una verità alternativa non dimostrata dai fatti.

 

Il complottismo, come si sa, è da sempre uno dei migliori alleati del populismo ma in questa storia manca un pezzo che riguarda un tema di carattere culturale. Il tic anti scientifico nasconde infatti un tic leggermente diverso che si sposa alla perfezione con la volontà dei partiti anti sistema di voler dare pari dignità a tutti cittadini per essere davvero uguali tra loro. E’ una storia che conosciamo: le élite non esistono, la classe dirigente attuale è corrotta, un medico radiato vale come un medico non radiato, un paper smentito vale come un paper non smentito, un blog vale l’Oms, il direttore della Nasa vale come un astrologo e dunque, lo sappiamo, uno vale uno, e chi si spaccia per essere il portavoce del popolo deve distruggere, in nome dell’eliminazione totale dei corpi intermedi, la credibilità di tutte le classi dirigenti. I genitori, aperte virgolette, non possono vaccinare i figli “solo perché glielo ordina il medico o il pediatra”. In un meraviglioso sketch andato in onda qualche mese fa su “Servizio Pubblico”, un gruppo geniale di comici di nome The Pills ha immaginato un futuro dominato da un ospedale insolito chiamato “La clinica dell’onestà”. 


In questo ospedale “uno vale uno” anche in corsia, i medici laureati vengono soppiantati dalla “gente normale”, le cure sono a portata di Wikipedia e i semplici cittadini praticano autonomamente la medicina, dopo previo referendum consultivo, per difendersi dalla “classe dei medici corrotta”. Nella clinica dell’onestà, come potrete immaginare, i pazienti non finiscono bene. Ma se tutti noi, specie chi lavora nei giornali, vuole evitare che la clinica dell’onestà, dove uno vale uno, diventi realtà, e se ciascuno di noi vuole evitare che casi come quelli rumeni diventino notizia non da brevi estere ma da cronaca italiana, occorre fare quello che andrebbe fatto su tutti i temi in cui le bugie diventano post verità: smentirle con i fatti, senza dare spazio a chi spaccia menzogne per verità alternative.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.