Facebook e democrazia, il dibattito dopo le parole di Orlando al Foglio



Nessun difensore della democrazia penserebbe di salvarla proponendo una legge per vietare la pubblicazione di notizie false, sui giornali o in televisione. La censura, specie quando elevata a soluzione del problema delicatissimo di distinguere vero e falso, mal si accompagna al dibattere democratico.
Quando c’è bad speech, insegnano piuttosto gli anglosassoni, si combatte con more speech. Manipolazione, propaganda, bugie, falsità costruite ad arte si contrastano con logica e spirito critico, argomenti e dati, o ancora – quando proprio si sia in presenza di una intera narrazione fasulla del mondo, come per i deliri fondamentalisti di ISIS o quelli neonazisti dell’Alt-Right – con strategie di contro-propaganda. A vietare il falso, a criminalizzarlo, sono i regimi autoritari: la democrazia invece l’accetta come parte del gioco, costruendo un delicato equilibrio di pesi, contrappesi e cultura per fare in modo non ne intacchi il tessuto, la costituzione. I reati restano reati, e si puniscono per legge; ma, in democrazia, le bugie non sono reati: sono, più semplicemente, bugie. Eppure per la rete tutto questo non vale.