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La prescrizione è garanzia di giustizia, i pm la trasformano in un mostro giuridico

Dai dati ministeriali riaffiora l’eterno grattacapo: è giusto rimediare alla lentezza dei processi con l’allungamento ipertrofico della prescrizione? Il rischio di vivere sotto la spada di Damocle di un processo interminabile grava sul cittadino. 

3 Novembre 2016 alle 13:02

La prescrizione è garanzia di giustizia, i pm la trasformano in un mostro giuridico

(foto LaPresse)

Roma. Tribunale che vai, giustizia che trovi. L’incidenza della prescrizione nella fase predibattimentale, prima del processo, passa dal 40 percento di Torino allo 0,1 di Pordenone, dal 13,7 di Milano al 3,6 di Firenze, dall’8,5 di Bari al 9,9 di Barcellona Pozzo di Gotto (40 mila abitanti nel messinese…). Non va meglio a processo avviato: il divario di efficienza si contrae ed espande come una fisarmonica, dal 51 percento del tribunale di Tempio Pausania allo 0,2 di Aosta, dal 33,1 di Spoleto al 2 di Milano, con Salerno, Venezia e Palermo che oscillano tra i 13 e 14 punti percentuali. Sul territorio nazionale lo stato fornisce un servizio “a macchia di leopardo”, con differenze vistose e stridenti da ufficio a ufficio, a parità di norme e, in molti casi, di risorse.

 

Sul sito web del movimento “Fino a prova contraria”, compare l’analisi statistica licenziata dal ministero di via Arenula lo scorso maggio. Grafici e tabelle fotografano lo stato della prescrizione in Italia, un’autopsia fortemente voluta dal capogabinetto del ministero, il magistrato Giovanni Melillo. Notoriamente parco di esternazioni mediatiche, Melillo si lascia andare a un fugace commento: “Non contano le norme ma gli uomini”. E’ l’elemento umano, le “guarnigioni” di Karl Popper, a decretare lo iato di efficienza tra situazioni pure assimilabili per dotazione di organico e normativa vigente. Forse per questa franchezza assai poco corporativa dalle parti del Csm, che già una volta gli ha sbarrato la strada nella corsa a procuratore capo di Milano, il dottor Melillo non è amatissimo, additato piuttosto come archetipo della toga “collaborazionista”, sedotta dal potere politico.

 

Dai dati ministeriali riaffiora l’eterno grattacapo: è giusto rimediare alla lentezza dei processi con l’allungamento ipertrofico della prescrizione? Il rischio di vivere sotto la spada di Damocle di un processo interminabile grava sul cittadino. E, come ha ricordato pochi giorni fa il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, la prescrizione è “un istituto di garanzia per il sistema. Ha senso condannare oggi per una corruzione commessa vent’anni fa?”. I tempi ragionevoli, questi sì che sarebbero una conquista di civiltà per innocenti e colpevoli. Secondo l’analisi ministeriale, negli ultimi dieci anni le prescrizioni si sono ridotte del 40 percento, passando dagli oltre 213 mila procedimenti estinti nel 2004 a circa 132 mila nel 2014. Il 58 percento delle estinzioni per prescrizione avviene nella fase preliminare del giudizio, un ulteriore 4 percento delle sentenze dichiaranti l’avvenuta prescrizione sono emesse da gip e gup. Vi è poi un 19 percento di casi in primo grado, 18 percento in Corte d’appello mentre solo una volta su cento la prescrizione matura in Cassazione.

 

En d’autres mots, nel 62 percento dei casi la prescrizione incombe prima del processo, nella fase delle indagini preliminari, quando il pm è dominus e l’avvocato è spettatore inerme. Il 62 percento è la riprova che l’obbligatorietà dell’azione penale resta una chimera: il pm decide discrezionalmente quali fascicoli far avanzare e quali abbandonare lungo il sentiero dell’estinzione per decorrenza dei termini. L’appello rappresenta la fase con l’incidenza più elevata, tra il 2014 e il 2015 si è registrato un consistente calo delle prescrizioni in Cassazione. Quanto alle categorie di reato, nel 2014 quelli legati alla circolazione stradale presentano il maggior tasso d’incidenza, lo scorso anno invece primeggiano i reati legati al traffico e consumo di stupefacenti, seguiti da quelli contro il patrimonio. L’incidenza della prescrizione sui definiti si attesta all’1,3 per i reati di violenza sessuale, al 5,6 per i reati ambientali, al 5,9 per lesioni e omicidi colposi, al 9,1 per i reati di truffa, al 12,5 per i reati contro la Pubblica amministrazione.

 

Su base geografica l’incidenza della prescrizione sulle definizioni nelle corti d’appello spazia dal 48 percento di Venezia al 12 percento di Milano. Napoli, Reggio Calabria e Caserta si stagliano al di sopra della media nazionale. Sassari, Catanzaro, Potenza e Messina viaggiano al di sotto. Nel penale, su cento procedimenti 9,5 si prescrivono, tra questi 5,7 nella fase delle indagini preliminari, 3,8 nel corso dei tre gradi di giudizio. Tribunale che vai, giustizia che trovi. Nella speranza che giustizia sia.

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