Il caso Cioni svela un cortocircuito tra pm e politica nella prima éra renziana

L'ex assessore di Firenze è stato accusato di corruzione per aver ricevuto soldi da uno sponsor per pagare una campagna per la sicurezza stradale e i condizionatori per un centro anziani. E' l'inchiesta giudiziaria che ha inciso sull'ascesa del premier.
10 MAG 16
Ultimo aggiornamento: 02:45 | 20 AGO 20
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Firenze. Talvolta la storia di un paese passa dalle piccole cose. Questa, però, da un’inchiesta giudiziaria di Firenze, che ha aiutato a spazzare via l’intera classe politica della filiera corta Pci-Pds-Ds, che aveva governato per 30 anni e che, al netto di ricostruzioni complottiste, ha nei fatti inciso sulla politica nazionale e sull’ascesa di Matteo Renzi. Ma iniziamo dalla fine. “Mi hanno accusato di corruzione per aver ricevuto soldi da uno sponsor come Fondiaria per pagare una campagna per la sicurezza stradale e i condizionatori per un centro anziani. Credevo di meritarmi un premio e invece mi è arrivato sul groppone un processo, accusandomi di aver favorito gli interessi urbanistici del gruppo Ligresti. Se qualcuno dovrebbe risarcirmi? Non c’è prezzo. Come fanno a ripagarmi di quello che ho perso in otto anni? Avevo fatto della politica la mia ragione di vita e quest’inchiesta mi ha levato tutto. Ma la prossima volta i magistrati ci pensino due volte prima di ammazzare un uomo. Anche tre volte”. Graziano Cioni, 70 anni, già senatore fiorentino ultradalemiano, per una vita assessore-sceriffo di Palazzo Vecchio, ma soprattutto l’unico in grado di contrastare la corazzata nuovista dell’ex Margherita Renzi alle primarie a sindaco di Firenze del 2009 (momento chiave per la sua scalata verso Palazzo Chigi e di questo racconto).
I’ Cioni, come lo chiamano tutti a Firenze, ha passato gli ultimi anni della sua vita a difendersi dalla più infamante delle accuse e a combattere quello che lui chiama sarcasticamente “l’inquilino inglese”: il Parkinson. Una premessa: nessuna santificazione di un personaggio controverso, tanto amato quanto odiato, ma la sua storia va raccontata nel dettaglio, perché emblematica del cortocircuito di politica-informazione-giustizia e di certe toghe, che troppo spesso pensano di potersi sostituire alla politica. Cioni viene da Pontorme, minuscola frazione a due passi da Empoli. Cresce in una famiglia di “cenciai”, quelli che rivendono stracci: “Conosco bene cosa significa il detto: è come mangiare e stare a guardare. Da bambino ero talmente povero che il sabato mia sorella mi portava davanti al bar Italia di Empoli: mi mettevo alla vetrina, così almeno vedevo la gente mangiare il gelato, perché noi non avevamo i soldi per comprarlo”. E’ il seme che inciderà sul modo di fare politica del futuro sceriffo. Che fonda tutto il suo consenso sul contatto con il popolo: armeggia di continuo, fa favori, ne riceve altrettanti. Sa tutto di tutti e anche per questo tiene in pugno chi tenta di andargli contro. I suoi detrattori lo accusano di far politica in modo clientelare, borderline, e molte delle accuse che la procura gli rivolge sono dovute a questo. Ma la Cassazione, dopo 8 anni, le ha liquidate perché “il fatto non sussiste”. E lui: “Ho fatto politica a volte in modo discutibile? E’ vero – ha spiegato al Corriere Fiorentino – ma questo, in una democrazia, lo giudicano gli elettori, mica i magistrati. Io mi sono sempre candidato e ho sempre preso più voti di tutti”.
In quelle settimane decisive di interrogatori e giornalate, a guidare la procura di Firenze arriva Giuseppe Quattrocchi, che a Lucca aveva tra i suoi pm più fidati Domenico Manzione, oggi sottosegretario del governo Renzi e fratello di Antonella, prima comandante dei vigili con Renzi sindaco e oggi capo della macchina legislativa di Palazzo Chigi. Quattrocchi, oggi in pensione e consulente per la sicurezza del sindaco Dario Nardella, è un esponente di Unicost, componente centrista e moderata, una svolta storica. Come una ventata di aria nuova viene percepita dai fiorentini la candidatura del giovanissimo Renzi alle primarie.
La storia non si fa certo con i se e con i ma. La domanda, però, sorge spontanea: ma se non ci fosse stata quest’inchiesta, Renzi sarebbe diventato sindaco, trampolino per la rottamazione e la scalata verso Palazzo Chigi? Sabato mattina Renzi, nel pieno del braccio di ferro tra governo, Pd e magistratura, ha chiamato Cioni: “Graziano, sono felice sia finita”. Dopo le accuse infamanti, sciolte come neve al sole, ma 8 anni dopo.