La democrazia spiegata da un bambino

Adriano Sofri

A Velletri, dopo una conversazione pubblica che si è protratta, andiamo a cena quasi a mezzanotte. C’è anche una bambina di 8 anni, Agnese. E’ sveglia, del resto la conversazione pubblica – Kafka e situazione politica mondiale – le era stata risparmiata. Gli adulti hanno ancora voglia di discutere di cose grosse. Ezio è turbato dal fiorire di tesi che vorrebbero riparare alla crisi della democrazia restituendo voto e decisioni solo a chi sia abbastanza informato e non abbindolabile – “Hai letto Jason Brennan, per l’epistocrazia e contro la democrazia? C’è una prefazione di Sabino Cassese, va preso sul serio”. Dubito, dico, Cassese migliorerebbe la democrazia, non rinuncerebbe. Guardo Agnese, rallegrandomi che non si sia immersa, non sia stata immersa, in un telefonino. Invece ha tirato fuori dal suo zainetto un libro colorato. Interrompe il dibattito e le portate per chiedermi: “Ce l’hai un cane?” Due, dico, ne ho due, ma piccoli. “Ecco – proclama – sono l’unica al mondo a non avere un cane”. Proteste dei genitori, ce l’hanno i nonni, ci metti dieci minuti. Si reimmerge nel libro. Guido chiede se sarà più possibile a chi allora non c’era ripetere un incontro capace di cambiare la vita come quello che allora avvenne fra operai e studenti. Non credo, dico, ne avverranno, ne avvengono continuamente, però non uno che si illuda di essere universale. Agnese: “Abbiamo visitato una specie di planetario gonfiabile, dentro vedi girare le costellazioni e i pianeti sulla testa”. Poi domanda: “Credi che esistano gli alieni?” Non mi sono mai pronunciato davvero sul tema, mi sarei mostrato sprezzante come un no vax in gioventù. Penso di sì, dico, e sarà un grande incontro. Spero che non manchi troppo. Agnese torna ad assentarsi, i grandi ripartono dalla credulità e l’ignoranza vanitosa contemporanea. Si elencano i concorrenti a una classifica del ridicolo. Ah, dice Agnese, “una volta, ma due anni fa, siamo andati a visitare un ospizio di vecchi, e hanno chiesto a ognuno di raccontare una barzelletta. Io ho raccontato quella dei dinosauri”. Non la so, dico. “Dove abitano i dinosauri? In via d’estinzione”. Ah, dico, e i vecchi hanno riso? “Hanno riso mezz’ora, non finivano più”. Leggerò Brennan, dico a Ezio, ma a occhio direi che equivalga alla proposta di sostituire alle elezioni il sorteggio, che non è solo una boutade di Beppe Grillo. Reybrouck, quello di “Congo”, pubblicò un pamphlet intitolato “Perché non votare è più democratico”. In Italia l’aveva argomentato Luigi Bobbio. “Io ho capito che cos’è la democrazia”, alza la testa Agnese. “E’ spiegato anche in questo libro”. Il libro si chiama “La Costituzione raccontata ai bambini”, è di Anna Sarfatti. E’ un po’ noioso? – chiedo. “Ah no – dice – E’ venuta a scuola da noi, ha spiegato la democrazia con tre bambini. Due seduti sulle sedie e uno per terra, due seduti e uno in piedi sulla sedia eccetera eccetera. Si capiva subito che non erano uguali. Quando stavano tutti nella stessa posizione cominciavano a parlare”. Ah ecco, dico. Buonissima cena, funghi, focacce calde, perfino fuochi d’artificio matrimoniali nel giardino del ristorante. Mi accompagnano in albergo in auto, chiedo di salutare Agnese, domani, quando si sveglierà.

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