Musica
Torino sotto cassa •
C2C Festival compie 25 anni: avanguardia ma pop. E il ballo che si fa ascolto
Da ieri a domenica la nuova edizione di uno dei più longevi festival musicali italiani, che rendono Torino un "soggiorno obbligato", direbbero Fruttero & Lucentini. In cartellone dall'elettronica ai concerti orchestrali, passando per il pop sperimentale
30 OTT 26

Per Fruttero & Lucentini, come ebbero a dire rispondendo alla curiosità di alcuni lettori, Torino, nonostante la concorrenza di città come Roma, Venezia, Napoli e Genova, era un “soggiorno obbligato” per chiunque si considerasse uno scrittore. “Semifredda, semiprovinciale, semimoderna, semitaliana, finisce per essere, in un suo modo inesplicabile, una città cruciale, dove nulla succede e tutto comincia, affiora, trapela, silenziosamente nasce”. E’ un po’ lo stesso spirito che, da venticinque anni a questa parte, anima “C2C Festival”, inesplicabilmente, per l’appunto, legato alla città in cui è silenziosamente nato. Se prima ci si trovava a fare la spola tra club (il nome in origine era proprio “Club to club”), in questo gioco sadico tra interni sudaticci e gelo da notte alpina, adesso il fulcro del Festival si svolge al Lingotto Fiere, accanto a dove si assemblavano automobili e con l’orizzonte chiuso dal grattacielo della Regione. Anche se le location dei quattro giorni sono in realtà sette (dalle Ogr ai Teatro Regio e Carignano, passando per la sala da ballo Le Roi e il Notorious Club. Ma eventi collaterali si sono tenuti anche al Castello di Rivoli, alla Reggia di Venaria o alle Fonderie Limone), il che rende la kermesse ancor più diffusa rispetto agli esordi. Per le riviste di settore, quelle lette dalla gente che ascolta musica come sorseggiasse vino francese, vedi Pitchfork e affini, è il “place to be” di fine ottobre-inizio novembre (ma acquista sempre più credito anche l’edizione spin-off di New York, in primavera). Data non casuale che richiama in città, negli stessi giorni, anche gli appassionati di arte contemporanea e di “Artissima”. E in effetti dando una scorsa al cartellone di quest’anno, in programma da ieri a domenica, vi si trova dal cantautorato art pop ed elettronico di Oklou al cloud rap eclettico di Yung Lean e Bladee, il pop tondo della svedese Robyn accanto alla sperimentazione di Arca, la dub-jungle di Kode 9, l’interstizio tra techno e drum and bass di Gyrofield. E poi ancora un set di sette ore dell’icona della deep house di Detroit Theo Parrish, l’afro-trance di Cristalmess, la compositrice danese Marie Luise Buch che si esibisce col Quartetto Pessoa e l’anteprima mondiale del progetto sperimentale di Chiquimamani-Condori, questi ultimi due tra gli artisti apparsi anche nelle ultime due edizioni della Biennale Musica di Venezia. Quasi a rappresentare una specie di trait-d’union tra le due manifestazioni, in termini di ricerca sonora. Qui tutte queste etichette, ovviamente, le rifuggono e il Festival ha fatto vanto di aver inventato l’ombrello “avant-pop”, stampato persino sulle sciarpe sfoggiate con sicumera e orgoglio dagli avventori. Perché come disse lo scorso anno al Foglio il direttore artistico Guido Savini, chiamato a raccogliere l’eredità di Sergio Ricciardone: “Sia il mainstream sia l’avanguardia, presi separatamente, risultano terribilmente noiosi. La terra di mezzo tra questi due mondi rimane per noi l’unico luogo di esplorazione veramente interessante”. E’ anche questa la ragione per cui Thom Yorke venne a Torino sud a suonare alle due di notte. Franco Battiato si portò sul palco il Joe’s Patti Experimental Group, Aphex Twin tenne uno degli ultimi concerti in Italia (con tanto di proiezione del logo sulla Mole). E Samuel dei Subsonica, icona local, si adoperò per trovare in extremis una Roland TR-909 a Jeff Mills (che faticò a riavere indietro). E’ dal (finto) silenzio di questa città che, insomma, “tutto comincia, affiora, trapela”. Anche, forse soprattutto, per quanto riguarda la musica.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
