Gli Oasis del 2027 guardano finalmente al presente

Dopo più di trent'anni, tra i due fratelli potrebbe essere davvero "Don't Look Back in Anger": il film racconta la storia di un perdono. E intanto tra i fan esplode la febbre dei biglietti

14 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:19
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Foto ANSA

I droni sopra l’Etihad Stadium di Manchester, nello stile del tour 2025, hanno infine svelato ieri le 38 date (per ora) del tour 2027 degli Oasis. Per il secondo giro di concerti dopo la riconciliazione, i fratelli Gallagher hanno previsto date anche nell’Europa continentale e in Italia. Due saranno i concerti a Roma: il 29 e il 30 luglio 2027 allo Stadio Olimpico. La vendita dovrebbe aprirsi in settimana (per riuscire a comprare un biglietto bisogna comunque registrarsi su oasisnet.com entro le 17 di giovedì 17 settembre) ed è già guerra: tra fan e occasionali, tra chi c’era nel 2025 e chi proverà adesso. Perché i biglietti non basteranno per tutti.
La domanda che gira è: “Ma tu che c’eri nel 2025, andrai anche nel 2027?”. Certo. Perché il 2025 non tornerà. Quello fu il ritorno dopo quindici anni, un tour capace di vendere il mondo con una sola fotografia, quando nessuno era sicuro che i fratelli più litigiosi della musica sarebbero riusciti davvero a stare di nuovo insieme.
E’ questo il cuore di “Don’t Look Back in Anger”, il docufilm Disney presentato a Venezia e già passato al cinema per una sola data. Non racconta il litigio: racconta il ritorno. Non il passato, ma il modo di vivere il presente. Per chi non c’era e soprattutto per chi c’era. Io ero a Edimburgo, 8 agosto 2025. La città sembrava tutta vestita da Oasis: Adidas dalla testa ai piedi, bucket hat, Spezial azzurre, maglie da calcio Oasis 25. Anche il merchandising era un rito, con temporary shop e prodotti introvabili: solo i veri fan potevano entrare. Esattamente ciò che oggi vorrebbero per i biglietti.
Il film mostra che non era soltanto un concerto. Uno dei momenti più belli è quando Liam, prima di “Cigarettes & Alcohol”, chiede il Poznan: tutti voltano le spalle al palco, si abbracciano e saltano. Una coreografia da stadio in cui l’identità conta più di ciò che accade in campo. Ti abbracci con sconosciuti e fai pace con te stesso, con tuo fratello, con il mondo. E capisci che il documentario, in fondo, parla di perdono.
Del passato bastano pochi fotogrammi. 1991: nascono gli Oasis, “eravamo molto arroganti”. Working class irlandese trapiantata a Manchester: parka, bucket hat, tracksuit, Fred Perry, calcio, provincia. 2009: Parigi, la rottura. Quindici anni dopo, una foto annuncia il ritorno. Sold out ovunque. Sei mesi di prove, quasi senza parlarsi. La sera prima del debutto Liam non si presenta all’ultima prova. Poi, venti minuti prima dell’inizio, prende Noel per mano, lo porta sul palco e gliela alza al cielo. E’ fatta. Sono di nuovo gli Oasis.
Il film li riprende quasi da sotto il palco, come un Grande Fratello del concerto del secolo. Ogni tappa ha un fan e una canzone. La catarsi arriva quando Noel ammette: “Lui si mette un tamburello sulla testa e sembra figo. Se lo facessi io sembrerei un coglione”. A spiegare il resto è un sacerdote di Manchester: “Quante volte perdonerai tuo fratello? Settanta volte sette”. Biblico, dicono i fan. Il punto è lì: il rancore non sparisce, ma smette di comandare.
Il film si chiude con una regola: “Se dovete essere stronzi, almeno siate stronzi divertenti”. Le liti tra fratelli sono le più feroci: deve fregartene moltissimo per arrivare a non fregartene più niente. Perdonare non è dimenticare il torto: è smettere di lasciare che continui a farti male.
E’ anche un film di padri e figli. Ragazzi nati molto dopo gli anni Novanta conoscono ogni parola. Un ragazzo cinese, gli ultras del San Lorenzo che trasformano “Wonderwall” in coro, due pescatrici coreane su Acquiesce. Non è nostalgia: è una lingua che passa da una generazione all’altra. Birra, calcio, lavoro, amicizia. E gli Oasis che non giudicano: non ti dicono di rialzarti subito, prima si sdraiano nel fango con te, poi ci si rialza insieme.
Liam dice: “Siamo cambiati, a vent’anni bevevo fino alle quattro”. Noel: “Ora fino alle 3.55”. E’ tutto qui. Come in un Poznan: il passato va guardato senza rabbia, gli si voltano le spalle e si continua a saltare. Sii sciocco, sbaglia. Ci penserai domani. Perdona, ma non dimenticare. Prendi la lezione, lascia il dolore. Dal cinema si esce piangendo, cantando, saltando. Nessun rimpianto. Solo vita e musica. Don’t look back in anger. Oasis saves.