Moda
IL FOGLIO DELLA MODA •
Musealizzare un abito in sicurezza
Dall’umidità alla luce, fino ai rischi legati al trasporto e all’esposizione, conservare gli abiti storici richiede prevenzione e competenze specialistiche. La tutela degli archivi è una sfida sempre più importante per le maison, anche di fronte all’arrivo di nuovi materiali
8 NOV 26

(Foto Getty)
Nel febbraio del 2019, acqua e ghiaccio danneggiarono alcuni costumi storici custoditi nei depositi del Maine State Museum, negli Stati Uniti. Il museo affidò a Museum Textile Services la valutazione e il recupero di diciassette completi. Tra questi, un abito in seta bianca a pois blu, composto da corpetto e gonna con inserti di pizzo, presentava macchie e irrigidimenti dovuti all'acqua. Le fodere, però, erano già segnate da strappi e lacerazioni legati all'invecchiamento della seta. Un episodio circoscritto che racconta però una sfida complessa anche per chi voglia tutelare il patrimonio della moda: intervenire su nuovi danni mantenendo lo sguardo sulla complessità materica dell’abito e sul suo stato conservativo complessivo.
Non ogni alterazione emersa dopo un sinistro, per esempio, è necessariamente riconducibile all'evento. E perfino il restauro può comportare scelte difficili: nel caso del Maine Museum, alcune fodere originali, troppo fragili, furono rimosse e conservate separatamente. Da questo nasce un principio essenziale: il miglior sinistro è quello che non accade. La prevenzione può estendersi alla consulenza attraverso il confronto con archivisti, conservatori, responsabili delle collezioni e il risk manager dell’azienda. Il valore di un abito storico non risiede soltanto nel costo dei materiali ma comprende l’immateriale: rarità, provenienza, memoria creativa e identità della maison. I pericoli, del resto, non si manifestano sempre in modo spettacolare. Talvolta agiscono in modo silente.
L'umidità può favorire l'idrolisi di alcuni polimeri, specialmente di determinati rivestimenti in poliuretano: una giacca può diventare appiccicosa o sfaldarsi pur non essendo mai stata indossata. La luce visibile e i raggi ultravioletti possono provocare scolorimento e perdita di resistenza delle fibre; l'ossidazione può contribuire a ingiallimento e fragilità. Un ricamo illuminato per valorizzarne ogni dettaglio durante una mostra, per esempio, rischia di essere danneggiato proprio dalla luce che lo rende visibile. Per i tessili più vulnerabili, il Victoria and Albert Museum indica un livello massimo di 50 lux. Illuminazione LED appropriata, controllo degli ultravioletti, stabilità di temperatura e umidità e tempi di esposizione limitati non sono dunque semplici accorgimenti museografici: sono strumenti di gestione del rischio.
L’oggetto deve sempre essere visto nel suo contesto ambientale, in relazione al luogo che lo custodisce, all’allestimento proposto, all’uso che ne viene fatto, così da predisporre un piano di prevenzione e sicurezza integrato. Insieme agli abiti e agli accessori le coperture assicurative coprono anche gli archivi di documenti, le fotografie, video, allestimenti storici sia durante il deposito che durante le fasi dinamiche di movimentazione e trasporto. Anche la rotazione dei capi esposti, utile a ridurre l'esposizione cumulativa alla luce, presenta un paradosso: ogni movimentazione è a sua volta un'occasione di danno. Imballaggi su misura, supporti adeguati, personale specializzato e condition report prima e dopo ogni prestito diventano perciò indispensabili.
Per alcuni abiti d'archivio l'esposizione statica è l'unico utilizzo compatibile con la conservazione: indossarli significherebbe sottoporli a sollecitazioni eccessive. Lo dimostra l'attenzione rivolta al patrimonio di Gianfranco Ferré: un archivio che raccoglie migliaia di capi e documenti, oggetto di progetti di digitalizzazione, manutenzione e conservazione specialistica. Gli archivi di moda sono sempre più vicini, per esigenze di tutela, alle collezioni museali, pur continuando a vivere attraverso mostre, ricerca e nuove creazioni. La sfida diventa ancora più complessa guardando al futuro. La moda sperimenta tessuti intelligenti, materiali rivestiti e biomateriali ricavati da micelio o sottoprodotti vegetali. Ma quanto sappiamo della loro stabilità dopo venti o trent'anni? Un circuito integrato in un abito può perdere funzionalità senza alterarne l'aspetto; un materiale innovativo può reagire all'umidità in modi non ancora pienamente documentati. Innovazione e sostenibilità non garantiscono, da sole, longevità: occorre comprenderne la materia, la storia, gli usi possibili e i limiti di conservazione. Proteggere un archivio significa così custodire non soltanto ciò che una maison ha creato, ma anche ciò da cui potrà trarre ispirazione domani.
Jean Gazançon
CEO di ARTE Generali
(testo raccolto da Elena Pozzi, ARTE Generali)