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IL FOGLIO DELLA MODA •
La Perla, tempi e modi di un ritorno
Se si considera che le ultime quattro gestioni del marchio dopo la prima cessione della famiglia fondatrice nel 2008 sono state tutte straniere, è interessante che il Ministero del Made in Italy si sia convinto ad affidare ai coniugi Kern, invece che a Sandro Veronesi, quest’ultimo gioiello della lingerie nazionale di alto lignaggio
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(Foto Getty)
Nella moda e nel lusso, le acquisizioni non sono solo frutto di interesse economico, ma di ricordi, affetti, connessioni imperscrutabili e segrete. Di passione, soprattutto. In caso contrario, non si spiegherebbe per esempio per quale motivo la famiglia Chiesa, leader nazionale nella logistica, gestisca da oltre un decennio Fragiacomo, storico marchio di calzature della Milano bene, e da un anno i coniugi Kern, Peter e Kirsten, ex ceo di Expedia e Tribune Media lui, già chef e docente lei, proprietari della grandiosa tenuta Il Palazzone di Montalcino, abbiano rafforzato il loro legame con l’Italia acquisendo La Perla attraverso il loro veicolo finanziario, Luxury Holding LLC.
Se si considera che le ultime quattro gestioni del marchio dopo la prima cessione della famiglia fondatrice nel 2008 sono state tutte straniere, volendo includere nel computo quella dell’ex moglie di Silvio Scaglia, Julia Haart dalla “unortodox life” che i circa duecento dipendenti sopravvissuti a quindici anni di cambiamenti non vogliono nemmeno sentir nominare, è interessante che il Mimit si sia convinto ad affidare ai Kern quest’ultimo gioiello della lingerie nazionale di alto lignaggio, che pur nella vocazione industriale è paragonabile a quello fiorentino rappresentato da Caponi, invece che a Sandro Veronesi, fondatore del gruppo Intimissimi la cui esperienza nell’intimo non si può certo mettere in discussione.
E infatti, “passione” è il sostantivo che ricorre più spesso nella breve chiacchierata che facciamo con i due Kern, lei in top La Perla sotto la giacca, in una serata di fine settembre nel giardino delle Gallerie d’Italia, dopo la presentazione della prima collezione che unisce motivi, modelli e tecniche storiche (chi fa ancora il soutache, eccellenza delle divise militari, nella lingerie, o il ricamo Connelly?) a nuove soluzioni. Entrambi i Kern parlano di “amore per una storia così importante”, lei appunto di “una collezione di capi molto amata”, entrambi della simpatia che provano per Alberto Masotti, figlio della fondatrice Ada, medico mancato, ottimo imprenditore fino a quando, scelleratamente, alla fine degli Anni Novanta cedette alle manie di grandezza di famiglia, mal consigliato acconsentì a lanciare una linea di moda e fu l’inizio della fine.
Mai una volta, mentre parliamo, i Kern evocano un piano di sviluppo o una cifra: è un ottimo segno. Il mercato ha saputo un annetto fa che il ramo produttivo de La Perla, in amministrazione controllata dal 2024, è stato pagato 30 milioni di euro, una frazione del fatturato che realizzava all’inizio di questo secolo. Ma dalle parole del nuovo ceo Alessio Vannetti, una lunga storia professionale nel marketing e nel brand management di aziende come Zegna, Gucci e Valentino, è chiaro che l’obiettivo non sia quello di gonfiare i risultati, nonostante le richieste del mercato, dopo tre anni di stasi, siano così numerose che vi sia il progetto aprire, nel 2027 cioè fra pochi mesi, un’accademia per formare nuove tagliatrici e ricamatrici.
Molte sono state assunte in questi anni da nomi come Scervino e Dolce&Gabbana, certe competenze si pagano tuttora a peso d’oro. “In questi tre anni”, dice Vannetti, “la riconoscibilità del marchio è rimasta intatta e la sua legittimità nel lusso resta ineguagliata nella categoria. Il solo rischio vero, per me, non era se saremmo tornati: era come. Siamo memoria indelebile delle clienti storiche e oggetto del desiderio delle clienti che ci stanno scoprendo”. E questo è avvenuto anche in modo spontaneo, a seguito della diffusione del trailer della stagione 2 di “The Gentleman” e del video di Berghain di Rosalìa, il cui stylist aveva fatto incetta di capi La Perla prima che venissero chiuse le ultime boutique negli Usa.
“Il rilancio che guido”, approfondisce Vannetti,”si fonda sulla maestria e sulle maestranze, e la nostra fabbrica-atelier di Bologna è la perfetta intersezione tra alta moda e prêt-à-porter. Ed è proprio qui, ripercorrendo questa storia, che ho voluto essere onesto su che cosa non avesse funzionato in passato. Per anni, si è cercato di adeguare il passo della fabbrica-atelier di Bologna a un modello di business che non era sostenibile. Il nostro modello è dunque tornato a essere quello degli esordi: prima si fa il prodotto, poi lo si vende. Non il contrario. Fare un business plan ambizioso è facile, perché il prodotto è desiderato e la domanda c’è; ma farlo compromettendo la profittabilità dell’azienda e la qualità è esattamente il contrario del motto fondativo di Ada Masotti: “mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”. Sono state riacquisite tutte le licenze, i marchi di seconda fascia come Malizia, la linea uomo “Grigio Perla” che finì per risolversi in mutande da mercato, senza grazia e costruzione. “La priorità siamo noi, La Perla”.