Moda
Foglio della Moda •
Inviti e t-shirt. L’arte stampata di Ann Demeulemeester in libro
“Print” raccoglie l’universo grafico e creativo di Ann Demeulemeester, celebrando la memoria fisica della moda nell’era dei QR code
3 OTT 26

“L’anima di una collezione si traduce nell’invito”. Il pensiero di Ann Demeulemeester in due fogli ripubblicati sul libro “Print”
Ann Demeulemeester ha fatto quello che molti interpreti della moda, giornalisti in primis, sognano di fare da anni, e cioè pubblicare un libro che raccolga i gadget, gli inviti, le grafiche più interessanti, bizzarre, eleganti, curiose ricevute, gestite o curate in decenni di professione.
La lista includerebbe ovviamente Moschino (quello originario, si intende, cioè Franco, ancorché pure la sua succeditrice Rossella Jardini abbia prodotto negli anni inviti memorabili), quindi Karl Lagerfeld (oh, quei disegni), Alessandro Michele negli anni di Gucci (da qualche parte abbiamo ancora la maschera della sfilata 2019-2020, quando tentò abbastanza vanamente di instillare nel pubblico delle Americhe, gli asiatici lo comprendevano benissimo, l’equiparazione latina fra maschera e persona), e ancora Antonio Marras con i teatrini cut out dipinti, Prada con le sue scatole-sorpresa, Valentino epoca-Piccioli con gli origami e le cassettierine colme di libri da leggere assolutamente, Daniel Roseberry di Schiaparelli con i gioielli-scultura legati al bigliettino e insomma tutte quelle espressioni di creatività che ormai occupano cantine intere e delle quali tutti stentiamo a liberarci, belli come sono e chissamai in futuro.
Di queste collezioni eclettiche in attesa di un archivio all’altezza, la stilista del celebre gruppo di Anversa, gli “Antwerp six” laureati nel 1981 che includono Dries van Noten, Dirk Van Saene, Walter Van Beirendonck, Dirk Bikkembergs e Marina Yee, fa parte da sempre con le sue t-shirt-manifesto e i suoi cartigli.
Prima di lei nessuno aveva espresso pensieri così interessanti su quel piccolo spazio di jersey di cotone.
Con questo libro appena uscito per le edizioni Hannibal, “Print”, sontuosamente rivestito di tessuto, lavorato sui toni opposti del bianco e nero, colori prediletti, la stilista che ha venduto sei anni fa il proprio marchio all’imprenditore della moda Claudio Antonioli celebra l’arte un po’ perduta dell’invito fisico, ormai in gran parte sostituito da QR code e whatsapp, con una selezione di immagini rigorose e potenti (ci rifiutiamo di definirle iconiche che sarebbe l’aggettivo perfetto, ma come scriviamo da anni è stato troppo svilito) selezionate dal figlio, Victor Robyn che, piccolissimo, fu il protagonista di uno di questi meravigliosi oggetti, accanto a una citazione tratta dalla celebre “lettre du voyant” inviata da Arthur Rimbaud a Paul Demeny nel 1871: “Je est un autre”. Ma c’è anche il tank top con la stampa di “holy”, riferimento alla poesia di Allen Ginsberg “Footnote to Howl”, che qualche anno dopo avremmo ritrovato, reinterpretata, in una sfilata di talenti emergenti a Tel Aviv.
E c’è anche lei, giovanissima, intensa, fra le foto e i molti frammenti di una vita vissuta con intelligenza artistica.
In questi giorni ha aperto al Palais Royal il nuovo spazio che porta il suo nome. Il concept è stato sviluppato dal direttore creativo del brand, Stefano Gallici.