La natura artigianale di Petrocchi, avvocato e artista

Nelle sue opere la natura diventa archivio, memoria e identità. Un equilibrio fragile di forme e materiali per mostrare ciò che normalmente resta invisibile e ricordare che proteggere l’ambiente significa anche difendere la diversità dei luoghi

5 SET 26
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Foto di Diana Light su Unsplash

L'artista del wrap del "Foglio della Moda" di questo mese, Evaristo Petrocchi, di professione fa l'avvocato, fra Roma e la sua Assisi. Ma fra un'arringa e l'altra coltiva la sua passione per l'arte
Il suo sguardo, da sempre rivolto alla natura, l’ha portato a impegnarsi a tutela dell’ambiente attraverso un importante progetto internazionale di sensibilizzazione collettiva sui cambiamenti climatici.  Le sue opere sono una sorta di ecosistema non convenzionale di varietà: fiori, semi, foglie, baccelli, radici, formiche, formicai, insetti ibridi, melograni, fiori di gelsomino, elementi, o come lui le definisce “Intelligenze naturali” (titolo della sua recente mostra a Milano), con cui ha cercato da sempre di fare silenziosamente “rumore”. È il suo modo per urlare al mondo la necessità di proteggere l'ambiente, un linguaggio espressivo per sensibilizzare, ancor prima che denunciare, sulla necessità di attenzione e rispetto verso il nostro pianeta.
"Lo faccio da sempre, da ancora prima che diventasse di moda. Mi sono impegnato anche attraverso un’associazione di tutela dei beni culturali e ambientali. Ma l’arte è sempre stata per me un’esigenza, uno strumento per portare all’attenzione il valore reale di quanto ci circonda e che, purtroppo, si dà per scontato, quando invece così non deve essere. Ancora oggi, di fronte alle catastrofi a cui stiamo assistendo, il cambiamento climatico è da molti ignorato e addirittura negato".
Collage e installazioni sono costruiti con mani capaci di assemblare elementi a cui spesso nessuno darebbe importanza. La sua cifra artistica è un linguaggio poetico che si esprime attraverso gesti artigianali elaborati nel tempo e tecniche sperimentali con cui fissa i suoi elementi: il linking, semplicemente l’incollaggio, il legame che c’è con un elemento naturale, un baccello, sulla superficie, e il bonding, ovvero la scelta della posizione esatta in cui porre l’elemento, mai casuale. È una posizione che, nell’economia del quadro, significa che può stare solo in quel posto lì.
Così nascono i suoi paesaggi insieme naturali e stranianti, dove reale e artificiale finiscono per confondersi. Come il taràssaco (Taraxacum officinale), il comune soffione, con i suoi semi sospinti dal vento, metafora di distacco e viaggio, fissato su letti di radici – quelle di una comune ortensia (Hydrangea macrophylla) – e accostato a fiori, tessuti e altri semi, in un fragile equilibrio di forme e colori. O i nidi di vespe e scarabei, fiori d’olivo, volti umani e figure animali, misti a foglie e fiori blu con fiori di salvia selvatica.
Le opere si configurano come microcosmi composti con pazienza, in una delicatezza solo apparente, perché ogni organismo è sottoposto a una tensione che ne modifica l’equilibrio. "La natura sfugge a qualsiasi razionalizzazione, anche se la sua agitazione dipende dalle profonde alterazioni climatiche e ambientali, ma le sue intelligenze naturali costituiscono i capisaldi della terra. È proprio in questo spazio, tra la vitalità della natura e l’intervento dell’uomo, che le opere trovano la loro forza".
Cosa vogliono comunicare queste composizioni? "Sono l’espressione di quel qualcosa che altrimenti, nella banalità, non si vedrebbe mai. Aiutano a sviluppare una maggiore attenzione e un più profondo apprezzamento per ciò che abbiamo intorno, utilizzando gli elementi naturalistici in modo non convenzionale. La bellezza della natura è qualcosa che ci permette di vivere con maggiore soddisfazione e consapevolezza la nostra quotidianità. I miei quadri profumano, sono immersivi di per sé, avvolgenti. Nel mio archivio conservo libri capaci, dopo anni, di sprigionare odori e sapori che ci riportano alla nostra identità e a quella dei luoghi. Per tutelare la Terra dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, bisogna tutelare le identità, tutto quello che è peculiare a un certo territorio, a un certo modo di vivere, perché la bellezza è proprio la diversità".