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È uscita la V edizione dell’Annuario del Foglio della Moda. Ecco dove trovarlo
E qualche considerazione sul valore dell’instabilità come fonte di energia e ricerca di equilibrio
16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:48 AM

I fatti, le interviste, le riflessioni, le analisi e le ricerche che – detestiamo l’aggettivo, ma in questo caso è d’obbligo – definiremmo esclusive. Curate e realizzate per noi, da grandi istituti di ricerca, e corredate da commenti e editoriali tradotti anche in inglese. Arriva nelle edicole e in alcune librerie selezionate di Milano e di Roma la nuova edizione dell’Annuario del “Foglio della Moda”. Grazie ancora al sostegno di Banca Ifis e del progetto “Economia della bellezza”, di cui siamo parte attiva ormai da quattro anni, troverete nelle cento-e-qualcosa pagine tutto quello che è successo di davvero importante nell’anno, tirato in mille copie numerate, da collezionare, e commentato da grandi firme, docenti, scrittori, artisti e professionisti di grande levatura, che hanno dedicato tempo, creatività, cultura e grande generosità a questo libro.
Come da anni a questa parte – il nostro è mobile, inizia ad Aprile – quello appena terminato, sul quale gravano, vera cartina di tornasole, le perdite in borsa del gruppo Lvmh nel primo trimestre e una grave incertezza a causa dei molti conflitti in corso e in particolare quello che tocca il Medio Oriente, l’area fino ad oggi intoccata e sempre ricca e attenta alla spesa, vorremmo condividere un paio di riflessioni sulle dinamiche in corso. Riteniamo sia arrivato il momento che questo sistema capisca di dover convivere con l’incertezza costante. Che non è necessariamente un male. Imparare a gestire la non-certezza del domani è tecnica che si apprende: le nostre nonne lo fecero per anni, continuando a desiderare il bello, la gioia, a cercare la felicità.
L’instabilità non può voler dire mandare tutto al macero, e cioè per le imprese smettere di investire, di effettuare un migliore controllo sui costi e per il vasto pubblico di desiderare il bello, il ben fatto, la gratificazione dell’estetica. Dunque, e per citare la prima battuta rivelatrice di quel fenomeno mondiale che fu il primo “Diavolo veste Prada “ (sul secondo in uscita abbiamo qualche dubbio, troppo marketing, troppe rivelazioni) Gird your loins: serrate le fila. Che vuol dire saper cambiare, rinnovarsi, guardare avanti. Dunque, eliminare schematismi e modelli comportamentali logori e un po’ grotteschi sull’esclusione, una narrativa di molte locuzioni ritrite (l’insofferenza per l’aggettivo “iconico” è ormai pari solo a quella per i “codici della maison”, soprattutto quando non di maison o atelier si tratta ma di multinazionali con duemila fornitori e la “casa” è giusto una showroom) e di prezzi fuori misura, non sostenuti da effettiva qualità e da una vera attenzione per le condizioni di lavoro di chi produce capi e accessori. Chi spende per un capo Chanel è lo stesso che acquista da Cos: sa quando valga la pena di riconoscere al marchio un sovrapprezzo, anche importante, e quando no.
Nessuno “deve” più niente, le poche fashion victim rimaste suscitano compassione, gli influencer sono al tramonto. Almeno da questa parte del globo, la moda ha smesso di essere status e sta tornando ad essere quello che è stata e che nel mondo ideale dovrebbe continuare ad essere, cioè un mezzo di espressione personale e di interrelazione con gli altri, come raccontava Tilda Swinton, massima interprete della filosofia, a bordo passerella da Chanel. Senza idolatrie, senza guardie del corpo, senza miliardi di euro in ballo a ogni stagione e stilisti in burn out, senza finanza a dettarne le regole. Dunque, per questa edizione dell’Annuario che segna l’ingresso del “Foglio della Moda” nel suo sesto anno mobile di pubblicazione, come augurio al sistema che seguiamo con tanta passione e interesse critico, abbiamo scelto una dichiarazione di Dries Van Noten (intervistato a pagina 5) e Patrick Vangheluwe che, fra pochi giorni, inaugureranno la prima Presentazione della fondazione che hanno avviato nel loro Palazzo Pisani Moretta, a Venezia: “The only True Protest is beauty”, un'esplorazione della bellezza intesa non come risoluzione ma come tensione. Un invito a guardare più a lungo, ad accogliere l’incertezza e a riconoscere il fare come atto profondamente umano, nel quale pensiero e artigianato si incontrano. “Ci interessa la bellezza, ma come domanda”
Ecco dove lo trovate:
Edicole:
Sacchi, Foro Bonaparte 18, Milano
Benites Zerpa, Largo Augusto 7, Milano
SanBabila S.N.C., Piazza San Babila, Milano
Edicola Dolce e Gabbana, Corso Venezia ang. Via della Spiga, Milano
Bud S.R.L., Corso Garibaldi 83, Milano
Bud S.R.L., Via Brera 23, Milano
Quisco R.R.L., Via Plinio ang. via Morgagni, Milano
Mannelli, Piazza Duomo 21, Milano
Feltrinelli, Stazione Centrale, Milano
Feltrinelli, Via Pasubio 11, Milano
Pola, Via di Sant’Andrea delle Fratte, Roma
Cristofori, Largo di Torre Argentina, Roma
Eastwest Consulting S.R.L., Lungotevere dei Mellini, Roma
Antica Edicola di Roma S.N.C., Via del Babuino 150, Roma
Ferri, Piazza Lorenzo in Lucina, Roma
D'Itri, Piazza Giovine Italia, Roma
Edicola di Piazza Di Spagna, Piazza Mignanelli 1, Roma
Librerie:
Corso Como 10, Corso Como 10, Milano
Fondazione Sozzani, Via Bovisasca 87, Milano
Armani Libri, Via Manzoni 31, Milano
Fahrenheit, Campo dei Fiori 44, Roma