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La strada che porta Draghi al Colle. Solidarietà a Mentana
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
4 DEC 21

Mario Draghi (Ansa)
Al direttore - “Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza” (Derek Bok, presidente della Harvard University). L’invito è stato accettato con entusiasmo dai No vax italioti.
Michele Magno
Michele Magno
A proposito di ignoranza. Noto che nella stagione della massima razionalità italiana (quasi il 90 per cento degli italiani vaccinabili vaccinati, circa 53,7 milioni di green pass attivi) il Censis decide di dedicare il suo volume annuale all’irrazionalità dell’Italia, cosa che forse può succedere solo se si sceglie di prendere come campione gli ospiti raffinatissimi scelti da Massimo Giletti per dare maggior lustro a La7 (massima solidarietà a Enrico Mentana).
Al direttore - Il ministro Giorgetti è andato più avanti rispetto a quanto finora detto dal governo, affermando che, se Kkr lancerà un’Opa su Tim, l’esecutivo valuterà l’esercizio del golden power: affermazione che è suonata, dato il contesto, come una certezza di tale esercizio. L’impegno di Giorgetti è condivisibile. Il fatto è, però, che non vi è ancora chiarezza su ciò che il governo riterrebbe necessario per il futuro di Tim, per cui alle carenze non lievi nelle strategie e nella governance che la società ha palesato si affianca una indeterminatezza a opera dello stesso governo, per gli aspetti che lo riguardano. Esercitare il Golden power presuppone di avere idee chiare, solidità di impostazione strategica e configurazione dell’assetto giuridico per la rete. Finora non ci siamo. Il golden power non può essere lo strumento che occulta eventuali carenze di visione e sostanziali.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - Comprendo le preoccupazioni di chi teme che, lasciando Mario Draghi Palazzo Chigi per il Quirinale, venga meno una guida autorevole del governo mentre problemi e scadenze incalzano. Se questo sarà il corso della vicenda politica vorrei si considerassero alcune conseguenze. Da settimane si manifestano segni di difficoltà nel lavoro del governo, che si accentuerebbero drammaticamente nell’anno che precede il voto politico, quando sarebbe quasi impossibile far valere gli interessi generali e a prevalere sarebbe lo scontro senza quartiere. Toccherebbe a Draghi, lasciato a Palazzo Chigi, mantenere la rotta e tentare di evitare il peggio. Un lavoro di Sisifo, per un anno. Un rischio che i sostenitori di Draghi devono avvertire. Qualunque fosse lo schieramento a vincere (o a illudersi di aver vinto) non affiderebbe certo a Draghi la presidenza del Consiglio. In quanto poi all’argomento che i membri delle Camere, avendo a cuore un altro anno di lauto stipendio, non voterebbero Draghi per scongiurare elezioni anticipate va detto che è vero il contrario. Solo eleggendo Draghi al Quirinale con un voto unitario forse la legislatura prosegue. Non c’è alcun altro eventuale candidato alla presidenza della Repubblica in grado di raccogliere il voto dell’attuale maggioranza che è la condizione perché non si vada al voto anticipato. Mi auguro che in questa situazione il Pd non si lasci tentare dall’avventura di una elezione al Quirinale con una maggioranza striminzita andando a elezioni nella illusione di condurle con il piglio del vincitore.
Umberto Ranieri
Umberto Ranieri
Le frasi dette da Enrico Letta alla Festa del Foglio, per fortuna, sembrano andare in una direzione diversa: “Sarebbe incredibilmente contraddittorio se la maggioranza che sostiene il governo Draghi fosse più piccola della maggioranza che elegge il prossimo presidente della Repubblica”. La base di partenza, per Draghi, c’è. Il percorso alla fine si troverà.