L’incapacità che diventa virtù. Il modello Roma, finestra sul futuro

Al direttore - Meglio eleggerli in Parlamento gli ex Iene, che se no te li ritrovi dappertutto.

Giuseppe De Filippi


 

Al direttore - Nazionalizziamo Le Iene.

Andrea Minuz


  

Al direttore - Da due anni la città di Roma è governata dal Movimento 5 stelle e nei primi cento giorni di completo peggioramento dei servizi della città rispetto al passato tutti ci autoconvincemmo che, in fondo, in cento giorni non si poteva rimettere in sesto una città così complessa e così vasta. Anche al sistematico cambiamento, in soli cento giorni, di quattro o cinque assessori ci autoconvincemmo che, in fondo, il sindaco e il M5s erano alla prima esperienza gestionale di un grande sistema urbano. Dopo un anno di fronte al peggioramento dei servizi, alla sistematica distruzione di tantissimi alberi, alla impraticabilità della rete viaria, alla assenza, specialmente in alcuni quartieri, della raccolta dei rifiuti, al susseguirsi di cambiamenti o di dimissioni di altri quattro-cinque assessori o dirigenti, ci siamo di nuovo autoconvinti che, in fondo, cos’è un anno rispetto a un passato di gestione della città completamente inefficiente. Qualcuno si intrometteva dicendo però che il Movimento 5 stelle aveva promesso in campagna elettorale un “cambiamento sostanziale” rispetto al passato e noi però continuavamo a dire: ma cosa potevamo aspettarci in un solo anno di governo.

 

Dopo due anni la situazione si è ulteriormente aggravata; vivere nella città di Roma sta diventando sempre più difficile, i servizi di trasporto sono sempre più simili a quelli della città di Mogadiscio, ogni giorno si incendia un autobus, continuano a dimettersi ancora dirigenti dell’amministrazione comunale o assessori, si assumono decisioni davvero preoccupanti come quella di non far svolgere le Olimpiadi a Roma o quella di gestire in modo allucinante la tematica legata alla realizzazione dello stadio della Roma. Ma anche in questo caso abbiamo giustificato questo oggettivo fallimento della attuale amministrazione accettando, in fondo, quanto più volte ribadito anche dal sindaco: il governo Renzi prima e Gentiloni dopo hanno cercato di ostacolare la gestione della città perché volevano fare fallire l’esperienza politica del movimento 5 stelle. Anche in questo caso qualcuno si intrometteva e faceva presente che in campagna elettorale proprio il Movimento 5 stelle aveva detto che la conquista di Roma significava la conquista di “Roma capitale, di un organismo che inserito nella Costituzione consentiva addirittura la promulgazione di leggi". Anche in questo caso ribadivamo che però il ministro Delrio non aveva dato tutte le risorse richieste e che il ministro Calenda aveva trattato male il sindaco. Anche in questo caso avevamo cercato possibili anche se ridicole giustificazioni. E questa è l’esperienza che noi romani viviamo a Roma ormai da due anni e, non avendo nel Consiglio comunale una opposizione capace di denunciare le cose che sinteticamente e ironicamente ho detto prima, ci stiamo purtroppo rassegnando.

 

Ora però non solo noi romani ma l’intero paese sta vivendo una esperienza analoga: dopo il primo mese di vita dell’attuale governo molti italiani, in particolare molti elettori del Movimento 5 stelle, si erano preparati a richiedere, con appositi moduli, gli emolumenti legati al “diritto di cittadinanza”; moltissimi, specialmente gli elettori della Lega, erano convinti di vedere varato, come promesso, un decreto legge di abrogazione della legge Fornero; moltissimi erano convinti che il governo avrebbe varato un disegno di legge sulla flat tax; anche in questo caso ci siamo convinti che in fondo era solo una promessa elettorale e che dovevamo avere un po’ di pazienza. Poi è passato il secondo mese, poi è passato il terzo mese e adesso Di Maio e Salvini cominciano a dire che i poteri forti bloccheranno la loro azione di governo. Forse sarebbe opportuno dire a questi nuovi movimenti che dopo l’illusione viene la delusione e dopo la delusione di solito ci può essere la rassegnazione o l’eversione.

  

Ho paura che ci stiamo avviando lentamente verso l’esasperazione e quindi rischiamo davvero la eversione.

Ercole Incalza

  

Fino a quando l’incompetenza sarà considerata una splendida virtù, l’Italia sarà destinata ad avere sempre più politici incapaci. E fino a quando l’Italia avrà politici incapaci il futuro per il nostro paese sarà simile a quello che da mesi ormai viviamo a Roma, dove l’unica forma di legalità è ormai diventata l’immobilismo e dove l’incapacità viene ormai spacciata con disinvoltura per una forma di onestà. Wake up, please.


   

Al direttore - Il Davide Casaleggio è stato chiaro: la democrazia diretta è il futuro! E’ immaginabile lo sconcerto del capo del movimento politico, del cittadino vicepresidente del Consiglio, del cittadino ministro del Lavoro, del cittadino ministro dello sviluppo (?) economico, il polivalente Luigi Di Maio, che aveva appena fatto pace con il congiuntivo.

Valerio Gironi


     

Al direttore - Caro Cerasa, il debito pubblico a giugno ha raggiunto la cifra impressionante di 2.323 miliardi di euro. Se non avessimo questo enorme fardello ogni anno, non saremmo costretti a subire le manovre fatte di aumenti di imposte e drastici tagli alla spesa corrente e agli investimenti. Se non ci fosse questo peso, lo stato potrebbe destinare risorse a potenziare le infrastrutture, a rendere efficienti i servizi sociali e a creare nuova occupazione investendo su innovazione e sviluppo. E’ fondamentale che ognuno di noi sappia riconoscere il problema in modo da essere parte attiva con il voto nell'accettare le ricette di chi ci governa. Servono politiche serie. Non si possono più accettare rincorse a racimolare gettito, tagli di spese alla rinfusa o manovre senza criterio. Capiamo che solo riforme strutturali possono ottenere risultati. Ricordiamoci che quando il debito supera di gran lunga il prodotto interno lordo, vuol dire che il reddito prodotto in un anno non è sufficiente a sostenere il debito, e quindi le speculazioni sono dietro l’angolo e la conseguenza è un'iniqua redistribuzione della ricchezza distogliendo molte risorse agli investimenti.

Andrea Zirilli

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