lettere al direttore
Avere un po’ di centro nelle coalizioni, come una scialuppa di salvataggio
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
24 OTT 26

Foto ANSA
Al direttore - Quante volte l’abbiamo fatto in macchina. Arrivi al casello, la sbarra si alza e sei dall’altra parte. Una strada, una destinazione. In questi giorni i caselli sono stati altro: luoghi di discussione, di scontro, di urla e soddisfazioni. Si attraversavano a piedi, sotto la sbarra. Non eri ai Caraibi: eri al casello di Caianello. Lì incontri visi tirati, mani consumate dai chilometri, e capisci che la battaglia è già persa. Questi uomini dormono lontano da casa, affrontano notti insonni, conoscono le piazzole. A una trattativa ci arrivi in svantaggio: tu puoi tornare a casa, loro sono abituati a restarne lontani per giorni. Hanno dentro di sé il viaggio. Per capire quest’Italia in fila, devi toglierti la cravatta, rimboccarti le maniche, sederti su un cavalcavia e ascoltare. E’ un’Italia senza ideologie, che non vede più un futuro. Ogni chilometro è una spesa in più, un progetto da rimandare. Ho passato molte notti con loro, ascoltando senza imporre il mio pensiero. Ho visto sensibilità straordinarie: in pochi minuti hanno liberato il casello per far passare un’ambulanza a sirene spiegate. Non abbiamo capito chi siano questi fantasmi venuti a disturbare la nostra quotidianità di scaffali pieni. Quanti politici sono andati ai blocchi? Quanti si sono limitati ai post, come se la vita social potesse sostituire quella vera? Oggi quei fantasmi hanno un volto, un nome, rivendicazioni da non liquidare. Hanno dimostrato che senza di loro il paese affanna. Apriamo un tavolo permanente, tra società di trasporto e padroncini. Offriamo uno stato amico, non uno stato che li perseguita con le ganasce fiscali. Il caro gasolio colpisce soprattutto loro. Servono contratti più giusti con la grande distribuzione: basta un pallet usurato perché il compratore lo rimandi indietro. Ma quel viaggio è stato fatto, quel lavoro ha avuto un costo. L’odore della merce andata a male per i blocchi racconta un’Italia incapace di parlarsi. Non convochiamo gli autotrasportatori solo quando fermano i caselli. Teniamoli al tavolo, ma chiediamo di togliere i blocchi. Gli incentivi, anziché sul gasolio, potrebbero andare ai pedaggi: un Telepass agevolato per alleggerire il costo dei viaggi. E poi le pensioni: le notti al volante pesano. Il riconoscimento del lavoro usurante deve entrare nel confronto. Da Caianello, a pochi chilometri da Teano, dove Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II, le due Italie possono tornare a parlarsi. I caselli devono riaprire. Il confronto deve restare aperto.
Fulvio Martusciello, europarlamentare di Forza Italia
Al direttore - Caro Cerasa, la mia delusione è pari a quella che l’on. Giulia Pastorella, vicepresidente di Azione, ha manifestato nella coraggiosa intervista rilasciata ieri al Foglio. Non mi aspettavo miracoli, ma speravo che questa fosse la volta buona per la nascita di un robusto centro liberaldemocratico, radicalmente riformista ed europeista. Per un momento, è sembrato che potesse finalmente prendere forma. E che i suoi leader fossero disponibili ad anteporre la costruzione di una casa comune alle proprie ambizioni personali. E’ allora difficile non provare amarezza davanti a un ennesimo fallimento, a uno spettacolo avvilente che si ripete stancamente come nei vecchi teatri di periferia. E’ difficile, inoltre, non assistere con sconforto alla proliferazione di partitini sedicenti di centro e di incerta cultura politica, in taluni casi inventati nel laboratorio di qualche apprendista stregone, in cerca di un posticino al sole in una delle due coalizioni che competono per il governo del paese. Perciò il disincanto di chi aveva creduto nel progetto di un nuovo soggetto politico, autonomo dal centrodestra e dal centrosinistra, è assai profondo. A chi scrive, come a molti altri, non interessava chi fosse il macchinista, ma che il treno arrivasse a destinazione. Beninteso, non bisogna confondere il disincanto con la rinuncia. Si può smettere di credere in chi ha perduto la nostra fiducia senza smettere di credere nelle ragioni che avevano spinto a sostenerlo. Si può prendere atto che un progetto, così come concepito e portato avanti, non ha mantenuto le sue promesse senza concludere che quelle promesse fossero sbagliate. Per questo motivo, per quanto mi riguarda e nonostante la mia età avanzata, preferisco aspettare un altro giro elettorale, quando magari le congiunzioni astrali saranno più benigne.
Michele Magno
Scoramento comprensibile. Ma guardi anche un altro aspetto, caro Magno. E’ vero che il centro, nelle coalizioni, tra le coalizioni, non se la passa granché bene. Un po’, questo, dipende dalla litigiosità di alcuni protagonisti della storia. Un po’, questo, dipende dalla dispersione delle energie. Ma un po’, forse, dipende anche da un altro fattore: in un paese testardamente bipolarista, avere un po’ di centro ovunque, anche nelle coalizioni meno centriste, può offrire un po’ di ottimismo rispetto al prossimo futuro, in cui qualunque sarà il centro che arriverà al governo diventerà una scialuppa di salvataggio anche per chi quel centro non lo ha votato.