LETTERE AL DIRETTORE
La Cgil e l’arte di trasformare uno strumento di lotta in posizionamento
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
20 OTT 26

(Foto Ansa)
Al direttore - Le manifestazioni e gli scioperi generali della Cgil sono ormai un adempimento, al pari della presentazione del Dpfp e del Dpb, nell’ambito delle procedure relative alla manovra di bilancio. Quest’anno Maurizio Landini è riuscito persino a proclamare uno sciopero generale prima della presentazione, da parte del governo, del ddl di bilancio 2027. Questa volta non ha neppure finto di avere delle critiche specifiche alla manovra; non si è nemmeno posto il problema – come sarebbe normale per un sindacato – di concordare una possibile piattaforma comune con le altre confederazioni allo scopo di ottenere, nella situazione data, miglioramenti a favore dei lavoratori. Il problema di Landini è solo quello di fare campagna elettorale con gli alleati della sinistra.
Giuliano Cazzola
Quando trasformi uno strumento di lotta eccezionale in uno strumento di lotta ordinario succede quello che stiamo vedendo in queste ore: la sua convocazione non fa più notizia. E se la convocazione di uno sciopero generale prima di una manovra diventa un atto come gli altri significa che il sindacato è riuscito a trasformare quello strumento in un atto rituale, simile alle occupazioni nei licei in autunno. A chiedere i danni, a chi è riuscito a mettere in piedi un simile capolavoro, dovrebbero essere forse gli iscritti agli stessi sindacati che hanno trasformato un grande strumento di lotta in uno strumento di posizionamento.
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Al direttore - Un rapper italiano, tale Coez, apre una sua canzone con la frase “amare te è facile come odiare la polizia”. Il poverello nulla sa di Pasolini. Con i migliori saluti.
Roberto Alatri
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Al direttore - Più che a un esproprio proletario, a Milano abbiamo assistito a un esproprio proprietario.
Michele Magno
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Al direttore - Avendo presente ciò che il Foglio scrive e considerato il crescente numero di azionisti e consulenti che si schierano contro l’azione difensiva del Montepaschi e a favore dell’Offerta di Intesa, da parte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio non sarebbe una scelta migliore prenderne atto e trarne le coerenti conseguenze? E ciò sia per non finire con l’oscurare anche la parte positiva dell’opera che ha svolto per l’Istituto, sia per dedicare tutte le energie alla ragion d’essere di una banca, cioè tutelare il risparmio e sostenere l’economia, famiglie e imprese. Le aggregazioni non possono di certo diventare una priorità assoluta, quasi che senza di esse un intermediario non viva. E la competizione non è un campionato nel quale si debba essere primi nella graduatoria, perché diversamente non si conta. La capacità di incassare anche risultati non favorevoli è un segno distintivo di un Banchiere (con la maiuscola), come insegna la storia di Banchieri eccezionali illustratisi per la loro genialità e l’opera svolta, cominciando da Raffaele Mattioli e da Enrico Cuccia. Sono punti di riferimento che, soprattutto oggi, dovrebbero insegnare molto a chi è impegnato in operazioni come quelle tentate da Lovaglio, benché senza successo. Con i migliori saluti.
Angelo De Mattia
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Al direttore - Mi spiace rispondere con ritardo all’articolo del vostro Riccardo Trezzi, che individua un errore da me compiuto a “Piazzapulita” definendo “perdita del potere d’acquisto” la crescita dei prezzi al consumo dal 2000 al 2025. La differenza mi è chiara: se avessimo effettivamente perso il 63 per cento del valore dei nostri stipendi saremmo praticamente ridotti in povertà. A volte il dover pensare a ciò che dovrò dire successivamente mi porta a commettere sbagli simili. Nella foga pensavo di aver citato il dato dell’inflazione e il dato sulla diminuzione del potere d’acquisto che invece avevo saltato. Dal 2019 al 2024 l’Istituto di statistica stima, infatti, una perdita del 10,5 per cento del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Le guerre in corso stanno rendendo drammatica questa tendenza. Colgo l’occasione per precisare di non essere contro l’euro. Ma vorrei far notare che, dalla sua istituzione, in Italia, la crescita ha subito un rallentamento progressivo, i salari non hanno recuperato interamente gli effetti dell’inflazione e le condizioni dei lavoratori sono complessivamente peggiorate. Confermo, invece, che la Germania prevede di spendere da sola per il riarmo nel 2026 108 miliardi di euro, una cifra superiore alla spesa militare della Russia nell’anno dell’invasione dell’Ucraina (86,4 miliardi). Nel corso della mia lunga attività professionale errori nell’indicare cifre, percentuali o nomi ci sono sempre stati. Tuttavia, fermo restando l’impegno a correggerli, non credo che da essi dipenda la credibilità di un giornalista. Dipende dalla coerenza di un percorso che, nel mio caso, con diversi decenni di attività e di successi alle spalle, non ha mai perso la fiducia del pubblico. Sarà mia cura chiedere a Corrado Formigli di permettermi in una prossima occasione la necessaria correzione. Distinti saluti.
Michele Santoro