Lettere al direttore
Attenzione a trasformare i capitalisti in immorali fino a prova contraria
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
25 AGO 26

Foto Ansa
Al direttore - L’interessante editoriale di sabato sulla multa a Uber paventa “il rischio che una norma nata per impedire decisioni arbitrarie finisca per rendere più costoso e complicato ogni sistema automatizzato”. La questione ne apre una di fondo: forse sarebbe ora che le piattaforme e startup disruptive facessero i conti con la banale necessità di osservare le regole generali. Non parlo di penose e illegittime regole ad hoc fatte per impedire il nascere della sacrosanta concorrenza, ma delle regole generali. Va bene Airbnb (chi di noi non lo usa?), ma deve pagare comunque tasse, imposte di soggiorno e soggiacere alle regole sanitarie, ecc., dei concorrenti. Va bene Uber (chi di noi non lo usa?), ma le regole su automatizzazione e AI devono valere anche per lei. Altrimenti, invece di violare, bisognerebbe che avessero il coraggio di provare a farle modificare prima. Tutto ciò, alla fine, è riassunto assai bene nella Magnifica Humanitas di Leone XIV: “Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realtà, la rendono vivibile e umana”. E ancora: “Questi processi siano governati con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscano nel lavoro e nella dignità un criterio di successo”. Il punto, forse, è proprio questo: non scegliere tra innovazione e regole, ma pretendere che anche l’innovazione accetti quelle regole che rendono possibile una convivenza comune. Buon lavoro.
Giovanni De Marchi
Tutto molto giusto, gentile De Marchi, con due elementi di riflessione. Al Meeting di Rimini, il Papa ha ricordato, un punto cruciale, legato a questo tema. Lo avrà sentito: “Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Dunque, attenzione a giocare con il luddismo e attenzione a trasformare i capitalisti in immorali fino a prova contraria. Gli innovatori del mondo della tecnologia, li chiamerei così, devono rispettare le regole, come tutti, ma in Italia il tema mi sembra diverso: il conservatorismo viene declinato come un modo contro il progresso tecnologico e coloro che rappresentano innovazione tecnologica vengono trattati spesso come scalpi da offrire agli elettori, non come agenti utili a creare le condizioni giuste per avere più competizione, più concorrenza e dunque più opportunità. Se di regole dobbiamo parlare, su questo fronte, forse bisogna partire da qui.
Al direttore - Fabio De Pasquale, pm nel processo Eni-Nigeria, ha deciso di lasciare la magistratura adducendo una motivazione che ricorda una famosa battuta di Groucho Marx, rilanciata da Woody Allen: “Non mi iscriverei mai ad un club che accettasse tra i suoi soci persone come me”.
Giuliano Cazzola
Al direttore - Gustandomi la polemica estiva sul suo giornale, a proposito dell’Ur-Fascismo teorizzato da Umberto Eco, non ho potuto fare a meno di notare una grande somiglianza con una diatriba di vent’anni fa. Nel prezioso volumetto “I grandi scrittori? Tutti di destra” di Giovanni Raboni (De Piante, 2022), la polemica cavalcata magistralmente dal celebre traduttore della “Recherche” nasce per lo stesso motivo dell’odierna polemica fogliante: il malcapitato Angelo Guglielmi aveva osato (pur con i dovuti omaggi e salamelecchi al divino) invitare Eco a “ridurre la sua dittatura intellettuale aprendosi a qualche occasione di ignoranza”. Inutile esplicitare le reazioni della “Cultura”. Oggi come vent’anni fa, chi tocca Eco muore. Cordiali saluti.
Alessandro Pietrocarlo