La multa a Uber è il simbolo di un dilemma tutto europeo

Tutelare i lavoratori rispetto alle innovazioni tecnologiche è necessario, ma bisogna farlo senza trasformare le regole in un freno all’innovazione
21 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:00
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Foto ANSA

Uber dovrà affrontare una multa da 825 milioni di euro inflitta dall’autorità dei Paesi Bassi per la protezione dei dati. La cifra è gigantesca, ma è soprattutto il motivo della sanzione a raccontare qualcosa del rapporto sempre più complicato tra tecnologia e regolamenti europei. Secondo il garante, Uber avrebbe utilizzato sistemi automatizzati per sospendere gli account degli autisti, senza garantire un controllo umano e una trasparenza sufficienti. L’algoritmo individuava comportamenti ritenuti sospetti, come le deviazioni anomale del percorso, le corse accettate e poi non completate e le valutazioni dei passeggeri. Il problema, secondo l’autorità, non è che Uber usi l’algoritmo, ma che esso possa giudicare in autonomia il lavoratore. Il Gdpr, nella sua interpretazione più rigorosa, impone infatti dei limiti alle decisioni automatizzate quando producono effetti sull’individuo, e per un autista perdere l’accesso a Uber significa perdere una fonte di reddito.
L’indagine, nata da una denuncia in Francia e gestita dall’autorità olandese perché Uber ha nei Paesi Bassi il proprio quartier generale europeo, riapre così una questione più grande della singola piattaforma, e cioè fino a che punto l’Europa vuole affidarsi alla tecnologia e quanto spazio deve lasciare al giudizio umano. Uber ha annunciato ricorso e sostiene che le disattivazioni definitive richiedessero comunque una revisione umana. E’ il dettaglio che determinerà l’idea stessa di regolamentazione digitale europea. Il rischio è che una norma nata per impedire decisioni arbitrarie finisca per rendere più costoso e complicato ogni sistema automatizzato. La multa a Uber riguarda quindi anche il sistema di sbrurocratizzazione europeo: mentre l’intelligenza artificiale promette di sostituire una quantità crescente di decisioni umane, Bruxelles continua a chiedere che, almeno quando si tratta della possibilità di una persona di continuare a lavorare o meno, la decisione finale sia presa da un essere umano. A fronte di una tutela più che legittima, il rischio esteso è mettere l’ennesimo freno all’innovazione.