lettere al direttore
Un problema avere un azzeccagarbugli in squadra, vero Elly?
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
7 AGO 26

Foto Lapresse
Al direttore - Conte divide il campo largo con le sue posizioni putiniane contro gli aiuti militari all’Ucraina. I riformisti del Pd giustamente attaccano Conte su un punto – quello della politica estera – che non è assolutamente negoziabile. Mentre Renzi – sorprendentemente per alcuni osservatori e analisti di cose politiche alquanto incompetenti, ma non per chi sa osservare bene la realtà – si trova in queste ore, per puro tatticismo a fini personali, al fianco di Conte nel rivendicare che siano primarie subito e su tutto. E la Schlein che gira per l’Italia nelle feste estive del Pd a parlare del destino storico-cosmico dell’uomo e dell’universo. Allora mi chiedo: ma cosa aspettano i riformisti del Pd per chiedere la convocazione immediata della direzione del partito per controbattere e respingere le posizioni di Conte con un documento politico formalmente votato e deliberato? Meno interviste – prego – e più prese di posizione di partito secondo lo statuto del partito.
Alberto Bianchi
Al direttore - Le politiche per la sicurezza hanno scoperchiato nel campo largo gli equivoci e i dissensi già conclamati ed evidenti (ancorché dissimulati in qualche intervista) in tema di solidarietà con l’Ucraina. Il clamore e il rilievo politico suscitati dagli ultimi avvenimenti in quello scenario di guerra non devono oscurare l’enorme coda di paglia della sinistra verso Israele e il crescente antisemitismo travestito da antisionismo.
Giuliano Cazzola
Al direttore - Caro Cerasa, come ricorderà, nei “Promessi Sposi” c’è un personaggio tragicomico. E’ un avvocato che è intimo amico e complice delle prepotenze di Don Rodrigo. Viene introdotto nel cap. III, quando Agnese consiglia a Renzo di recarsi da lui per chiedere un parere legale sul sopruso subìto da parte del signorotto, che aveva minacciato don Abbondio perché non celebrasse il matrimonio con Lucia. La donna spiega al giovane che quello di “Azzeccagarbugli” è un soprannome (allude alla sua presunta capacità di sbrogliare le questioni giudiziarie), mentre il vero nome dell’avvocato non viene mai fatto (né, quindi, può farlo chi scrive). Renzo si reca nel suo studio ed espone il suo caso, ma l’avvocato cade in un grossolano errore e scambia Renzo per un “bravo”, cioè uno sgherro al soldo dei nobili, spiegandogli poi come farà a tirarlo fuori dai guai (ovvero subornando testimoni, minacciando le vittime e invocando la protezione dei potenti). Quando Renzo fa il nome di don Rodrigo, l’avvocato va su tutte le furie e caccia via malamente il giovane senza voler sentire ragioni. Il suo colloquio con Renzo è insomma una sorta di “commedia degli equivoci”, che rappresenta il degrado etico-politico della società seicentesca. Morale della storia: mai fidarsi di un leguleio che si mette al servizio dei disegni delittuosi di un tirannello.
Michele Magno
Gli azzeccagarbugli esistono da sempre. Il problema vero, di fronte a un azzeccagarbugli di professione, è come comportarsi quando si sceglie di averlo in squadra. Se si prova a creare un’alternativa, una strada c’è: l’azzeccagarbugli gioca con il suo latinorum, con la sua capacità di sbrogliare situazioni difficili con la propria arte retorica, fatta più di fuffa che di sostanza, e puntare più sulla sostanza che sulla fuffa può creare uno spazio, anche politico. Se l’azzeccagarbugli viene imitato, come prova a fare su molti dossier la sua compagna di viaggio, Elly Schlein, sarà inevitabile che il pubblico tra l’originale e la copia alla fine scelga l’originale. Se questo matrimonio “s’ha da fare”, la strada non è quella della sottomissione.
Al direttore - “Non sono mai stato comunista. Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista. Semmai, lo dico con grande ritegno, mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che reale”. Lo disse Francesco Guccini nel giorno in cui compì 80 anni. Oltre che per le tante meravigliose canzoni, forse è bello ricordarlo anche così, con questa grande delusione che diede a tanti suoi fan, giovani e no, comunisti e illusi.
Luca Rocca
Al direttore - Nel pezzo a mia firma pubblicato sul Foglio di giovedì 6 su Conte a Capalbio ho fatto un errore da matita rossa. Ho scritto che Renzi aveva vinto le primarie contro Bersani mentre invece i suoi avversari furono Cuperlo e Civati la prima volta nel 2013 e Orlando e Emiliano la seconda nel 2017. Mentre nel 2012 fu battuto proprio da Bersani. Chiedo scusa ai lettori (e a Bersani).
Chicco Testa