lettere al direttore
Al posto dei tormentoni estivi, una grande storia. L’Odissea sul Foglio
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
1 AGO 26

Foto Getty
Al direttore - Felice di poter leggere l’Odissea con il Foglio. Felice anche di sapere come mai questa scelta. Grazie.
Luca Maffei
Tutto nasce dal film di Nolan, naturalmente. E tutto nasce dall’idea, eccitante, di vedere un’estate 2026 caratterizzata da un tormentone inaspettato, che resiste da quasi tremila anni. Il senso dell’operazione è semplice: mettere nelle mani dei lettori un testo formidabile, con i suoi dialoghi, i suoi viaggi, i suoi sogni, le sue paure, le sue emozioni, la sua intelligenza, la sua passione, le sue seduzioni. Un libro che si può leggere sotto l’ombrellone, in treno, su una nave o prima di dormire e che, senza bisogno di attualizzazioni forzate, continua a parlare di noi. Leggere l’Odissea – nella traduzione di G. Aurelio Privitera, pubblicata nel 1981 dalla Fondazione Lorenzo Valla con Mondadori – significa viaggiare, riflettere, sognare e giocare con la testa. Significa anche arrivare preparati al film dell’anno: non soltanto per vederlo, ma per avere più strumenti per discuterne, criticarlo, esaltarlo, confrontare le immagini con le parole. Ogni giorno, accanto al testo, il Foglio pubblicherà anche un contributo speciale, che seguirà un filo. Che cosa pensiamo quando pensiamo a Ulisse? Per un mese il Foglio proverà così a sostituire al tormentone estivo una grande storia, un canto dopo l’altro. Buona lettura.
Al direttore - Se è inutile dare le armi a Zelensky perché non può vincere la guerra, è inutile dare i voti a Bonelli perché non può vincere le elezioni.
Michele Magno
Si potrebbe anche dire, meno prosaicamente, che alle prossime elezioni per dare ulteriori speranze all’Ucraina di vincere la guerra, sperando che la guerra non sia ancora lì, bisogna stare attenti a chi si vuole far vincere e a chi si vuole far perdere, ricordandosi magari anche di chi crede che la guerra si possa vincere e di chi crede che la guerra sia già persa.
Al direttore - Ceuta è l’ennesima dimostrazione del fallimento della politica migratoria europea. Le immagini delle vittime, dell’esercito schierato e del caos al confine mostrano che l’Unione europea continua a inseguire le emergenze invece di prevenirle. Ogni nuova crisi produce lo stesso copione: accuse reciproche tra governi, misure straordinarie e nessuna soluzione strutturale. L’Europa ha bisogno di una politica che tenga insieme tre obiettivi: controllo efficace delle frontiere esterne, contrasto alle reti di trafficanti e cooperazione con i paesi di origine e di transito. Senza questi elementi, continueremo a vedere esseri umani usati come strumenti di pressione politica e stati membri incapaci di parlare con una sola voce. Ceuta non è un incidente isolato, ma il sintomo di un problema che l’Europa rimanda da troppo tempo. Ignorarlo significa prepararsi alla prossima crisi.
Andrea Zirilli
Direi piuttosto che Ceuta è l’ennesima dimostrazione del fallimento delle politiche nazionaliste: se vuoi risolvere problemi mondiali non puoi affidarti a soluzioni nazionali.
Al direttore - Se prima del 7 ottobre mi avessero detto che ci sarebbe stato bisogno di urlare contro l’antisemitismo di sinistra non ci avrei creduto, purtroppo devo ricredermi, ed è doloroso.
Elisabetta Cimadomo
La lotta contro l’antisemitismo di destra non sempre è sincera e spesso è strumentale: a destra, spesso, si considera la lotta contro l’antisemitismo come un surrogato della lotta contro l’islamismo. Ma la lotta contro l’antisemitismo della sinistra è spesso ridicola: a sinistra, purtroppo, si sottovaluta quanto l’antisionismo sia diventato il cavallo di Troia con cui l’antisemitismo trova posto a tavola. L’antisionismo di destra è a volte ipocrita ma è anche reale. L’antisionismo di sinistra è a volte sbandierato ma è spesso irreale.